Provvedimento provinciale e finalità
La Giunta provinciale di Trento ha approvato un aggiornamento della disciplina sul controllo del cinghiale che introduce due novità operative: la possibilità, a titolo sperimentale, di utilizzare l’arco come strumento di abbattimento e l’istituzione di una modalità denominata “controllo mirato” per ampliare il raggio d’azione delle attività di contenimento della specie.
Modalità e tempistica
Secondo il provvedimento, la sperimentazione relativa all’impiego dell’arco prenderà il via nel 2027. L’abilitazione all’uso dell’arco per il controllo del cinghiale sarà subordinata al possesso preventivo della qualifica di controllore del cinghiale, requisito già previsto per altre attività di gestione faunistica.
“Si tratta – evidenzia l’assessore Failoni – dell’introduzione di rilevanti modalità operative per le attività di contenimento della specie. In particolare è stata prevista la possibilità di utilizzare l’arco ed è stata introdotta la modalità del controllo mirato.”
La Giunta motiva l’innovazione anche con la necessità di evitare il disturbo arrecato da armi da fuoco in situazioni sensibili, ad esempio in periodi riproduttivi o in aree con presenza di altre specie che potrebbero essere disturbate.
Controllo mirato e ruolo del Corpo Forestale
La nuova modalità di controllo mirato consente al Corpo Forestale del Trentino di organizzare interventi avvalendosi di cacciatori abilitati al controllo del cinghiale, con coordinamento diretto del personale forestale. La misura è applicabile su tutto il territorio provinciale, con l’obiettivo dichiarato di ampliare la platea di operatori coinvolti nelle attività di contenimento.
- Finalità: contenere la diffusione del cinghiale e ridurre i danni alle coltivazioni agricole.
- Contesto sanitario: il provvedimento richiama la preoccupazione per la peste suina africana in diffusione in Europa e i rischi economici per l’allevamento dei suini.
- Coordinamento: attività dirette e coordinate dal Corpo Forestale del Trentino.
Implicazioni per agricoltori, cacciatori e aree urbane
Per gli agricoltori la misura mira a mitigare i crescenti danni attribuiti alla specie, spesso segnalati dalle associazioni agricole locali. Per i cacciatori rappresenta una nuova opportunità operativa ma impone requisiti formativi specifici per l’uso dell’arco e la qualifica di controllore. Per il personale del Corpo Forestale comporta un incremento di compiti di pianificazione, coordinamento e vigilanza sugli interventi.
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Strumento introdotto | Arco (sperimentale) |
| Avvio sperimentazione | 2027 |
| Nuova modalità | Controllo mirato coordinato dal Corpo Forestale |
| Requisiti | Possesso della qualifica di controllore del cinghiale |
Il provvedimento sottolinea inoltre che la disciplina sul controllo del cinghiale è stata più volte aggiornata negli anni per migliorarne l’efficacia; l’introduzione dell’arco è pensata come un’opzione alternativa laddove l’uso dell’arma da fuoco risulti inopportuno.
Prossimi passi e aspetti aperti
Nei prossimi mesi saranno necessari i passaggi tecnici per definire: i criteri di selezione dei partecipanti alla sperimentazione, le modalità di addestramento e verifica delle competenze per l’uso dell’arco, i protocolli di sicurezza e le procedure di coordinamento operativo con il Corpo Forestale. Anche il monitoraggio degli esiti della sperimentazione sarà cruciale per valutare l’efficacia e gli eventuali rischi associati a questa nuova modalità di intervento.
Per le comunità locali resta centrale la questione del bilanciamento tra tutela delle coltivazioni e sicurezza nelle aree rurali e periurbane, nonché la necessità di strumenti idonei a contenere la diffusione di patologie come la peste suina africana che minacciano il comparto zootecnico.