Un Consiglio federale che riaccende la fibrillazione interna
Convocato a sorpresa da Matteo Salvini sul prato di Pontida, il consiglio federale della Lega è diventato teatro di una crisi interna che mette in gioco la leadership del segretario e il rapporto con l’area dei governatori. L’incontro aveva l’obiettivo formale di definire le regole per un congresso straordinario; nella pratica, però, si è trasformato in un confronto aspro con aperta contestazione nei confronti di Massimiliano Romeo.
Di fronte a dirigenti e iscritti, Salvini ha denunciato tensioni e polemiche interne e ha indicato Romeo come bersaglio di un dibattito che il leader ha definito insostenibile. Ad alimentare la dinamica è stato l’intervento di un senatore vicino all’inner circle salviniano, che ha chiesto la conferma della fiducia al segretario sul posto. La mossa ha messo in evidenza la frattura tra la corrente più lealista e i vertici regionali legati ai governatori.
"Da sinistra vengo attaccato ogni santo giorno. Con gli alleati, lo sapete, non è mai semplice."
Nel corso della riunione sono intervenuti diversi esponenti del partito per stigmatizzare la gestione delle polemiche e criticare le uscite sui media del segretario dei senatori; tra i nomi citati ci sono la vicesegretaria Silvia Sardone e altri esponenti territoriali. La sequenza degli interventi ha dato la sensazione, fra i nordisti, che la guerra interna sia stata ufficialmente dichiarata.
Assenze e divisioni: il ruolo dei governatori
Significativa è stata l’assenza di numerosi governatori, tradizionalmente associati al fronte più autonomista del partito. Alla riunione non erano presenti, in collegamento, molti di loro: Salvini aveva giustificato la scelta di vietare il collegamento remoto per discutere "faccia a faccia" certi argomenti. Le agende presidenziali, secondo quanto emerso, erano già impegnate: tra le assenze spicca quella di Luca Zaia, impegnato in un viaggio in Armenia, mentre era presente il governatore lombardo Attilio Fontana.
- Contestazione a Romeo per le critiche pubblicate nel suo libro.
- Partecipazione ridotta dei governatori alle decisioni federali.
- Richiesta esplicita di conferma della fiducia a Salvini da parte dei lealisti.
Implicazioni politiche
Lo scontro interno rischia di riverberarsi sulla capacità della Lega di presentarsi unita in vista di scadenze politiche nazionali e di condizionare il rapporto con gli alleati di governo. La tensione fra linea centralizzatrice e autonomie regionali, già visibile da tempo, è tornata in primo piano e dovrà essere ricomposta per evitare ulteriori lacerazioni organizzative e di immagine.
| Attore | Ruolo |
|---|---|
| Matteo Salvini | Segretario nazionale, promotore del Federale |
| Massimiliano Romeo | Capogruppo al Senato, oggetto delle critiche |
| Luca Zaia | Governatore assente, citato per la sua assenza |
| Attilio Fontana | Governatore presente al Federale |
La partita interna alla Lega rimane aperta. Il modo in cui verranno affrontate le richieste di chiarimento e le pressioni dei diversi territori determinerà non soltanto la geografia del potere nel partito, ma anche la capacità del centrodestra di governare con coesione nei prossimi mesi.