Primo fascicolo ad Arezzo, udienza posticipata
È approdato al Tribunale di Arezzo un filone dell’inchiesta sul keu, ma la prima udienza è stata rinviata al prossimo 14 ottobre. La mattinata in palazzo di giustizia si è svolta con l’assenza di tutti gli imputati, come riportato dagli atti dell’udienza preliminare.
Il procedimento ad Arezzo riguarda in particolare l’impianto della ditta Lerose con sede a Bucine, separato da un altro troncone dell’inchiesta che si svolgerà a Pisa. Secondo quanto disposto dal gip Gianluca Mancuso, la divisione è avvenuta per competenza territoriale e per consentire la trattazione distinta delle accuse relative a differenti luoghi e fatti.
Chi sono gli imputati e quali sono le contestazioni
Sul banco degli imputati compaiono nominativi legati all’azienda aretina:
- Francesco Lerose, amministratore unico della Lerose Srl;
- Manuel, figlio del titolare, indicato come figura con responsabilità operative nell’azienda;
- Annamaria Faragò, moglie del titolare e ritenuta coinvolta nella gestione degli impianti.
L’accusa principale è di traffico e smaltimento illecito di rifiuti. Secondo la ricostruzione della procura, i fanghi di scarto provenienti dalle concerie di Santa Croce sull’Arno e rifiuti di altre due ditte orafe aretine sarebbero stati presentati come rifiuti non pericolosi, mentre in realtà si tratterebbe di keu, un prodotto definito altamente inquinante che richiede procedure di smaltimento speciali.
Esiti parziali dell’indagine e posizioni escluse
Nel corso dell’udienza preliminare il gup ha escluso per il fascicolo aretino l’aggravante di aver agito in favore della 'ndrangheta, mentre sono già cadute le accuse nei confronti delle aziende aretine Tca e Chimet. Restano tuttavia sul tavolo le contestazioni legate allo smaltimento illecito.
Reazioni delle associazioni
Tra le parti civili si sono costituite realtà associative: tra queste Libera Valdarno e Legambiente. Pierluigi Ermini, referente di Libera Valdarno, ha sottolineato il duplice impatto dell’inchiesta per il territorio.
"Bisogna far capire all’opinione pubblica - ha spiegato Pierluigi Ermini, referente di Libera Valdarno - che non si riscontrano soltanto problemi legati all’ambiente, ma anche delle forme di gestione dell’economia che portano ad ammalare il tessuto economico del nostro territorio. Tutti reati che creano un terreno favorevole al proliferare delle infiltrazioni mafiose".
Le associazioni richiamano l’attenzione non solo sui rischi ambientali connessi al presunto uso improprio di materiali pericolosi, ma anche sulle conseguenze economiche e sociali per la comunità locale.
Impatto per la provincia e prossimi passi
La rinuncia degli imputati a comparire alla prima udienza ha determinato il rinvio, che lascia ora alla procura e alle parti civili il tempo per completare gli atti e le richieste istruttorie in vista della trattazione autunnale. Per i cittadini della provincia, la vicenda solleva interrogativi sul corretto smaltimento dei rifiuti industriali, sulla tutela dell’ambiente e sulla trasparenza nella gestione delle attività produttive locali.
Il nuovo appuntamento in aula è fissato per il 14 ottobre, quando il tribunale di Arezzo riprenderà l’esame del fascicolo relativo agli impianti Lerose. Nel frattempo, le associazioni e le autorità locali potrebbero intensificare le richieste di chiarimenti e controlli su gestione e procedure operative degli stabilimenti coinvolti.
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Sede impianto | Bucine |
| Tribunale | Arezzo |
| Imputati principali | Francesco Lerose; Manuel; Annamaria Faragò |
| Accuse | Traffico e smaltimento illecito di rifiuti (keu) |
| Udienza | Rinviata al 14 ottobre |