Decisione del Tar e motivazioni
Il Tribunale amministrativo regionale del Veneto ha ordinato al Ministero dell'Interno di riesaminare la richiesta di trasferimento temporaneo presentata da un agente di polizia originario della provincia di Agrigento, oggi in servizio presso la Questura di Belluno. La decisione cautelare impone all'amministrazione di verificare nuovamente, entro 60 giorni, la possibilità di assegnarlo a una sede nella provincia agrigentina, indicativamente ai commissariati di Palma di Montechiaro o Sciacca.
La domanda era stata motivata dall'esigenza di assistere un figlio minore, appellandosi a una norma del 2001 che consente ai dipendenti pubblici con figli di età inferiore a tre anni di richiedere trasferimenti temporanei quando ricorrono le condizioni previste dalla legge. Il diniego originario era fondato sulla presunta mancanza di posti disponibili nella sede richiesta e sulle esigenze di organico della Questura di Belluno.
Accertamenti sui posti e ragioni del riesame
Dai documenti acquisiti tramite accesso agli atti, secondo quanto riportato dal provvedimento del Tar, emergerebbe una situazione diversa rispetto a quanto sostenuto dall'amministrazione. Non risulterebbero, nella ricostruzione contenuta negli atti, scoperture nel ruolo dell'agente a Belluno e, al contempo, sarebbero disponibili posti nei commissariati indicati in provincia di Agrigento. Per il tribunale, una decisione negativa su istanze legate alla cura di un figlio minore richiede una istruttoria puntuale e motivazioni specifiche, non formule generiche.
“Il punto centrale è che una decisione negativa non può essere fondata su formule generiche – affermano gli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Raimonda Riolo –. L’amministrazione deve mettere in equilibrio le esigenze di servizio con la tutela della famiglia”.
Conseguenze pratiche per la provincia
Per la comunità agrigentina la pronuncia apre la possibilità concreta che un agente di origine locale possa rientrare temporaneamente per assistere il figlio, con ricadute su due fronti:
- aspetti di ordine pubblico e organizzazione degli organici nei commissariati locali, qualora la mobilità venga autorizzata;
- diritto alla tutela familiare per i dipendenti pubblici, con possibili riflessi su casi analoghi in provincia.
La decisione del Tar mette inoltre in evidenza la necessità che le amministrazioni centrali giustifichino con atti e dati precisi i dinieghi alle istanze di mobilità motivate dalla cura dei figli, specialmente quando esistono norme specifiche a tutela della genitorialità.
Tempistica e prossimi passi
Il Ministero dell'Interno ha ora 60 giorni per riesaminare la posizione dell'agente alla luce delle osservazioni del Tar e dei documenti prodotti. Se la nuova valutazione dovesse confermare il rigetto, la controversia potrebbe proseguire in sede giurisdizionale; se invece verrà riconosciuta la possibilità di assegnazione temporanea, l'agente potrebbe essere trasferito in uno dei commissariati indicati in provincia.
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Autorità giudicante | Tar Veneto |
| Amministrazione coinvolta | Ministero dell'Interno / Questura di Belluno |
| Sedi indicate | Palma di Montechiaro, Sciacca (prov. AG) |
| Termine per il riesame | 60 giorni |
La pronuncia invita a una riflessione sul bilanciamento tra esigenze operative delle forze di polizia e diritti connessi alla cura dei minori. Per i cittadini della provincia, la vicenda rappresenta un caso concreto in cui le norme a tutela della famiglia possono tradursi in effetti pratici sul territorio.
Redazione We News - Corrispondenza dalla provincia di Agrigento