Allarme roghi: Agrigento in testa alla classifica nazionale
Agrigento risulta la provincia più colpita d’Italia dai roghi boschivi nella prima parte del 2026. Lo rileva il nuovo report di Legambiente, “Italia in fumo 2026”, diffuso nel giorno di caldo record, che analizza i dati dei mesi precedenti l’apertura della stagione di Antincendio Boschivo (AIB), fissata a livello nazionale dal 15 giugno al 15 ottobre 2026. Nel territorio agrigentino, i fronti di fuoco hanno bruciato 1.677 ettari, più di qualsiasi altra provincia italiana nello stesso periodo.
Un fenomeno in crescita fuori stagione
Il dossier, basato su elaborazioni dei dati EFFIS (European Forest Fire Information System), fotografa un avvio d’anno critico. Dal 1° gennaio al 15 giugno 2026 sono stati registrati in Italia 469 incendi boschivi, il +36,3% rispetto ai 344 dello stesso periodo del 2025. Gli ettari bruciati sono 9.545, equivalenti a 13.368 campi da calcio. Numeri che anticipano una stagione difficile e, secondo Legambiente, potrebbero spingere a fine anno oltre il già pesantissimo bilancio del 2025, quando andarono in fumo 96.517 ettari complessivi, quasi il doppio del 2024.
Sicilia sotto pressione, con ricadute su aree protette
La Sicilia emerge come una delle regioni più esposte. Il report segnala 1.800 ettari incendiati all’interno dei siti della Rete Natura 2000 nell’Isola, il dato più alto a livello nazionale, seguita da Toscana, Campania e Calabria (ciascuna con 800 ettari bruciati in aree di pregio). Questi numeri richiamano all’urgenza di misure di prevenzione e di risposta rapida, specie nelle province con maggiore incidenza di roghi anticipati rispetto all’estate piena.
La graduatoria provinciale: Agrigento davanti a Trapani e Reggio Calabria
Tra i territori non tradizionalmente associati ai grandi incendi nella prima metà dell’anno, spicca il dato agrigentino. Di seguito il riepilogo diffuso da Legambiente per le aree più colpite prima dell’avvio formale della campagna AIB:
| Provincia | Ettari bruciati |
|---|---|
| Agrigento | 1.677 |
| Trapani | 1.618 |
| Reggio Calabria | 834 |
Il primato negativo di Agrigento si inserisce in un quadro regionale complesso, dove l’innalzamento delle temperature e la prolungata siccità contribuiscono ad allungare la “finestra” di massima criticità, con roghi che si manifestano sempre più spesso anche in primavera e in inverno.
Impatto sul territorio agrigentino
L’estensione delle superfici interessate dai roghi nel territorio provinciale comporta ripercussioni che vanno oltre il danno ambientale diretto. Il rischio riguarda:
- Perdita di biodiversità e maggiore vulnerabilità dei suoli a erosione e dissesto;
- Effetti su agricoltura e zootecnia, con potenziali danni alle colture e ai pascoli;
- Impatto su turismo e fruizione di aree naturali, con possibili limitazioni e chiusure temporanee;
- Ricadute sulla qualità dell’aria e sulla salute dei residenti, specie nelle giornate di vento e calore intenso.
La precoce insorgenza dei roghi complica la pianificazione: i comuni e gli enti preposti devono anticipare interventi di prevenzione, informazione e controllo, anche nelle fasce di stagione solitamente considerate meno a rischio.
Prevenzione: indicazioni pratiche per residenti e visitatori
In attesa delle azioni strutturali richieste a livello nazionale dal report (sono 14 le proposte indirizzate al Governo), sul piano locale resta determinante il contributo di cittadini e operatori. Alcune buone pratiche utili nel territorio agrigentino:
- Non accendere fuochi e barbecue in aree boscate o a ridosso di vegetazione secca; evitare mozziconi e braci;
- Mantenere pulite le fasce parafuoco su terreni privati e lungo i confini di proprietà, riducendo il materiale combustibile;
- Segnalare tempestivamente fumi o principi d’incendio ai numeri di emergenza, indicando con precisione il punto di avvistamento;
- Prestare attenzione nelle giornate con vento e temperature elevate, quando la propagazione è più rapida.
Il coinvolgimento attivo delle comunità locali e la coordinazione tra istituzioni, protezione civile e mondo agricolo sono elementi chiave per contenere un fenomeno che, secondo Legambiente, si sta estendendo oltre i tradizionali mesi estivi a causa della crisi climatica.
Il quadro che attende l’estate
Con l’apertura formale della stagione AIB a metà giugno e le ondate di calore già in atto, l’attenzione resta alta. Il dato dei 1.677 ettari bruciati in provincia di Agrigento prima del pieno dell’estate è un segnale che impone prudenza e rapidità di intervento. Il monitoraggio delle aree più esposte, la manutenzione del territorio e la collaborazione dei cittadini possono fare la differenza nelle prossime settimane, limitando nuove perdite ambientali ed economiche.