Violenza in cella nel penitenziario torinese: agenti in ospedale
Una nuova aggressione ai danni del personale di polizia penitenziaria si è verificata nella mattinata del 13 agosto all'interno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino. A denunciarlo sono i sindacati di categoria, che definiscono l'episodio l'ultima di una serie che porta a 53 il numero complessivo di aggressioni registrate nella struttura dall'inizio dell'anno.
Secondo le prime ricostruzioni, l'episodio è avvenuto tra le 9.30 e le 10.00 nel padiglione D, dove sono ristrette persone sottoposte a misure di maggiore sicurezza. Protagonista dell'azione violenta è stato un detenuto italiano, classe 1991, già noto per condotte aggressive in altri istituti penitenziari. In passato il medesimo recluso avrebbe aggredito 14 operatori: con l'ultimo episodio il conto degli agenti coinvolti sale a 18.
La dinamica, come ricostruita dai rappresentanti sindacali Osapp e Sappe, parla di un'aggressione improvvisa avvenuta mentre il detenuto veniva accompagnato per la consueta ora d'aria prevista dal regime di cui è sottoposto: l'articolo 14-bis dell'Ordinamento penitenziario. Gli agenti sono stati colpiti con pugni, calci e anche con un'arma rudimentale, descritta come un coltello ricavato da un manico di scopa.
- Quattro agenti feriti e trasferiti in ambulanza al pronto soccorso Maria Vittoria.
- Per uno degli agenti è stato diagnosticato un trauma importante alla spalla e sono stati assegnati 25 giorni di prognosi.
- Un altro detenuto, intervenuto per proteggere il personale, ha riportato lesioni ed è stato ricoverato al medesimo ospedale.
Il ripetersi degli episodi ha portato i sindacati a ribadire la preoccupazione per la sicurezza dentro l'istituto e per le condizioni di lavoro del personale. In una nota di denuncia Osapp ha espresso l'idea che le aggressioni non possano essere considerate "inevitabili" nell'esercizio del servizio.
"Aggressioni non componente inevitabile del servizio"
Per la città di Torino la notizia presenta una doppia ricaduta: da un lato il peso sui servizi sanitari locali, chiamati a prendersi cura degli operatori colpiti; dall'altro la richiesta di maggiori garanzie operative per il personale penitenziario all'interno di una struttura che già quest'anno ha registrato decine di episodi violenti.
Resta aperto il nodo della gestione dei detenuti con pregresse condotte violente: il detenuto coinvolto era sottoposto al regime previsto dall'articolo 14-bis, che prevede sorveglianza e restrizioni mirate, ma ciò non ha impedito l'escalation. La vicenda solleva inoltre interrogativi sulle dotazioni e sulle procedure operative nel trasferimento e nella sorveglianza durante l'ora d'aria e le movimentazioni interne.
I sindacati hanno annunciato ulteriori iniziative di denuncia e chiesto interventi immediati alle autorità competenti per prevenire il ripetersi di episodi analoghi. Sul fronte giudiziario e della direzione del carcere è presumibile l'apertura di accertamenti interni e, se del caso, segnalazioni all'autorità giudiziaria, ma al momento non ci sono comunicazioni ufficiali pubblicate in merito.
La vicenda torna a porre l'attenzione sul tema della sicurezza dentro le carceri torinesi e sull'impatto che tali eventi hanno non solo sui diretti interessati, ma anche sul funzionamento complessivo dell'istituto e sulla percezione di sicurezza nella comunità che ospita la struttura.