Il Piemonte è emerso come la regione italiana con la maggiore potenza installata nelle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Dall'elaborazione di Confartigianato, aggiornata a fine 2025, risulta che sul territorio regionale sono attive numerose configurazioni di produzione condivisa che sommando la potenza arrivano a livelli che fanno della regione un punto di riferimento nazionale.
Il quadro regionale e la situazione provinciale
I dati principali mostrano una dinamica duplice tra le province: la Provincia di Torino ospita il maggior numero di comunità, ma con una potenza complessiva inferiore rispetto ad altre zone del Piemonte; la Provincia di Cuneo, invece, presenta impianti mediamente più estesi e una capacità aggregata superiore.
| Area | Comunità segnalate | Potenza complessiva (MW) |
|---|---|---|
| Piemonte (totale) | 124 CER (Confartigianato) / 288 a livello regionale | 25,6 MW (Confartigianato) / 48,8 MW (dati regionali) |
| Provincia di Torino | 43 comunità | circa 5 MW |
| Provincia di Cuneo | 38 comunità | circa 10 MW |
Complessivamente, considerando anche altre forme di condivisione energetica, il conteggio regionale sale a 392 configurazioni, con il Piemonte che rappresenta quasi il 28% della potenza nazionale attribuita a questo modello. Questi numeri collocano la regione tra i territori dove l'energia condivisa ha trovato una diffusione più significativa.
Risorse e criticità
Il primato arriva in una fase caratterizzata da due elementi che ne condizionano il futuro: l'aumento dei prezzi dell'energia e la contrazione delle risorse pubbliche disponibili a livello nazionale. In particolare, i fondi del PNRR destinati a misure fra cui rientrano anche interventi per le comunità energetiche sono stati ridotti sensibilmente, passando da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro. Questa contrazione può rallentare il passaggio dalle esperienze pilota a un modello consolidato nel sistema energetico regionale.
- Diffusione territoriale: Torino mostra più progetti ma con impianti di potenza distribuita; Cuneo concentra impianti più grandi.
- Impatto sull'autoconsumo: le CER possono ridurre i costi energetici per comunità locali e soggetti aggregati, ma richiedono sostenibilità economica e gestione condivisa.
- Fondi limitati: la diminuzione delle risorse nazionali può rendere più difficile la replica su larga scala dei modelli virtuosi.
Cosa significa per la provincia di Torino
Per le amministrazioni locali e per i cittadini della provincia di Torino il dato centrale è che esiste una base di progetti che può essere sviluppata. Avere un maggior numero di comunità sul territorio indica una disponibilità all'autorganizzazione e all'adozione di soluzioni condivise, ma la potenza complessiva relativamente contenuta segnala la necessità di:
- coordinare gli interventi tra comuni e operatori locali per aggregare domanda e offerta;
- individuare strumenti finanziari alternativi al solo supporto statale, ad esempio attraverso fondi regionali, partenariati pubblici-privati o forme di microfinanza comunitaria;
- investire in formazione tecnica per la gestione e la manutenzione delle comunità energetiche, così da garantirne l'affidabilità nel tempo.
La sfida, insomma, non è soltanto numerica ma organizzativa: trasformare i progetti sparsi in una rete stabile e integrata nel sistema energetico piemontese. Se ciò avverrà, le comunità energetiche potrebbero diventare una leva concreta per aumentare l'autonomia locale, contenere i costi e contribuire agli obiettivi climatici regionali.
Per i cittadini interessati a partecipare o a conoscere meglio i progetti attivi sono utili i canali degli enti locali, le associazioni di categoria e gli sportelli energia delle amministrazioni comunali, dove spesso vengono fornite informazioni su modalità di adesione, benefici attesi e aspetti normativi.
Alessandro Ferrero
We News — Corrispondenza dalla provincia di Torino