Un'opera di legature, scrittura e tempo entra nel patrimonio della GAM
La GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino ha inserito nel proprio patrimonio i 29 quaderni realizzati dall’artista Sabrina Mezzaqui, progetto selezionato nell'ambito del PAC 2026 (Piano per l’Arte Contemporanea) promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Si tratta di un intervento che, per la città, rappresenta un potenziamento della collezione pubblica e un riconoscimento alla scena artistica contemporanea attiva a livello nazionale.
L'opera, frutto di un lavoro durato quattro anni (2017-2021), presenta quaderni rilegati a mano con copertine in stoffa ricamata ispirate all'estetica del Bauhaus; le pagine sono realizzate su carta destinata ad atti giuridici e amministrativi e sono riempite da una scrittura in inchiostro blu. Al centro del progetto ci sono i testi di Hannah Arendt raccolti in Nel deserto del pensiero - Quaderni e diari 1950-1973, cui Mezzaqui si richiama facendo della trascrizione manuale sia il mezzo che il significato dell'opera.
Che cosa cambia per Torino
L'arrivo dei quaderni alla GAM comporta alcune conseguenze pratiche e culturali per la città:
- rafforzamento della collezione civica con un'opera che unisce ricerca concettuale e artigianato artistico;
- possibilità per il pubblico torinese di accedere a un lavoro di recente produzione che intreccia storia del pensiero e pratiche contemporanee;
- spunti per attività espositive, didattiche e laboratoriali in ambito museale, specie nell'area delle arti grafiche, della calligrafia e delle relazioni tra testo e immagine.
Il progetto è curato da Elena Volpato, conservatore della GAM, che ha seguito l'iter di valutazione e acquisizione. La scelta del Ministero attraverso l'avviso pubblico mira a recuperare opere realizzate negli ultimi settant'anni da inserire nelle raccolte pubbliche: la selezione conferma l'interesse istituzionale per pratiche artistiche che indagano il rapporto tra gesto, materia e memoria.
Il linguaggio dell'opera
Nel lavoro di Mezzaqui la trascrizione non si esaurisce come semplice riproduzione di un testo: il copiare diventa praticato come gesto, ritmo e costruzione visiva. Le parole di Arendt, annotate originariamente come appunti, attraversano così due media e due mani: prima l'autrice, poi l'artista che le reinterpreta su supporti diversi. L'uso di carta amministrativa e di stoffe ricamate crea un contrasto tra materiali 'istituzionali' e un trattamento artigianale che esalta la materialità della pagina.
Nel deserto del pensiero - Quaderni e diari 1950-1973
Questo rimando testuale è centrale: Arendt stessa praticava la copiatura e l'annotazione come strumenti del proprio lavoro intellettuale; Mezzaqui riprende e rilegge quella prassi, trasformandola in opera d’arte.
Dati essenziali dell'acquisizione
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Numero di quaderni | 29 |
| Periodo di realizzazione | 2017-2021 |
| Curatela | Elena Volpato (conservatore GAM) |
| Riconoscimento | PAC 2026 - Direzione Generale Creatività Contemporanea |
Per la comunità culturale torinese si tratta di un'occasione per riflettere sul ruolo del museo come custode non solo di opere 'storiche' ma anche di pratiche contemporanee che indagano memoria, pensiero e materiali. La presenza in collezione favorisce inoltre future esposizioni e collaborazioni accademiche e didattiche, oltre a incrementare il valore comunicativo della GAM sul piano nazionale.
Nelle prossime settimane il museo comunicherà eventuali iniziative espositive o percorsi dedicati ai quaderni; rimane comunque confermato il tratto distintivo dell'opera: una relazione di mano, parola e supporto che attraversa tempo e saperi, guardando a una figura intellettuale internazionale e ai modi in cui il pensiero può essere trasmesso e trasformato da pratiche artistiche contemporanee.