Si accende il confronto politico in Provincia di Vicenza in vista dell’elezione del Consiglio provinciale. Un gruppo di nove sindaci alla guida dei centri più popolosi ha rilanciato l’idea di una Provincia «Casa dei Comuni», luogo di coordinamento tra amministratori oltre le appartenenze politiche. La risposta di Fratelli d’Italia è arrivata secca: nessuna apertura a formule trasversali o “inciuci” con il centrosinistra.
L’appello dei primi cittadini
L’invito a ricomporre un fronte istituzionale ampio porta firme eterogenee per area politica. Tra i promotori figurano il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai (centrosinistra) e quello di Bassano del Grappa Nicola Finco (centrodestra), insieme a amministratori civici di entrambi gli schieramenti: Riccardo Masiero (Arzignano), Giannantonio Stangherlin (Cassola), Pierluigi Giacomello (Lonigo), Silvio Parise (Montecchio Maggiore), Cristina Marigo (Schio), Giambi Michelusi (Thiene) e Maurizio Zordan (Valdagno). L’obiettivo dichiarato: lavorare in modo condiviso ai dossier che toccano l’intero territorio.
«È necessario rilanciare la Provincia come autentica Casa dei Comuni: un luogo di collaborazione tra amministratori, nel quale prevalgano il confronto, la condivisione e la ricerca delle migliori soluzioni per le comunità».
Nell’appello, i sindaci richiamano stagioni in cui l’ente ha operato con un profilo più istituzionale, ricordando i periodi delle presidenze Achille Variati e Francesco Rucco, nonché l’avvio del mandato dell’attuale presidente Andrea Nardin. Il testo lascia intendere una valutazione critica sull’indirizzo imboccato negli ultimi due anni, quando la dialettica tra partiti è tornata a segnare la vita dell’ente.
La replica di Fratelli d’Italia
Alla chiamata dei sindaci ha risposto il coordinatore provinciale di FdI, Silvio Giovine, che ha messo in chiaro la strategia del partito.
«I sindaci fanno i ragionamenti che ritengono più opportuni, ma noi intendiamo continuare con il modello di buon governo del centrodestra, alternativo al centrosinistra».
Il messaggio politico è inequivoco: la coalizione non intende arretrare su uno schema maggioranza-opposizione anche in Provincia, chiudendo a formule di collaborazione istituzionale che travalichino le appartenenze.
Cosa c’è in gioco per i Comuni
Il confronto non è solo interno ai partiti: si riflette sulla capacità dell’ente di coordinare politiche che incidono sui servizi quotidiani. Tra le competenze provinciali rientrano la gestione della rete viaria di competenza, la pianificazione territoriale di area vasta e l’edilizia scolastica delle scuole superiori. Una Provincia intesa come “Casa dei Comuni” – sostengono i firmatari – potrebbe favorire scelte condivise su priorità e investimenti, evitando duplicazioni e impasse che si ripercuotono sui cittadini.
La posizione di FdI, d’altro canto, punta a ribadire la legittimità di una guida politica riconoscibile, rivendicando la coerenza di un campo di centrodestra contrapposto al centrosinistra. In questo quadro, l’ipotesi di organi consiliari frutto di accordi trasversali non rientra nell’orizzonte del partito.
Il nodo della governabilità
La richiesta dei sindaci suona anche come un segnale di sfiducia verso l’impostazione attuale della Presidenza Nardin. Il documento sottolinea come la fase di maggiore cooperazione istituzionale abbia coinciso con momenti in cui le logiche di schieramento erano meno marcate. La contrapposizione tornata in auge, osservano gli amministratori, avrebbe complicato il lavoro su dossier che necessitano di continuità amministrativa e ampie convergenze.
In assenza di intese larghe, l’esito del voto per il Consiglio provinciale definirà non solo la composizione dell’organo, ma anche la possibilità di dare stabilità a piani e programmi condivisi tra aree diverse della provincia – dall’