Cronaca Città di Vicenza Provincia di Vicenza (VI)

Vicenza, perizia: il quattordicenne con osteosarcoma «poteva essere salvato»

I periti incaricati dalla magistratura concludono che il ritardo nelle cure tra il 15 marzo e il 25 aprile 2023 ha ridotto significativamente le chance di sopravvivenza di Francesco Gianello. Ora la vicenda torna in aula a Vicenza il 16 settembre.

Vicenza, perizia: il quattordicenne con osteosarcoma «poteva essere salvato»
©Illustrazione IA Marta Dal Maso / we-news.com

Perizia medica indica perdita di una finestra terapeutica decisiva

I consulenti tecnici nominati dalla procura hanno stabilito che Francesco Gianello, il ragazzo di 14 anni di Costabissara deceduto per un osteosarcoma nel gennaio 2024, ha perso una concreta possibilità di sopravvivenza in conseguenza degli eventi verificatisi tra il 15 marzo e il 25 aprile 2023.

La prima data corrisponde al periodo in cui il paziente era in cura presso l'ospedale Rizzoli di Bologna e dove era prevista una biopsia che avrebbe dato avvio alle terapie oncologiche. I periti ricostruiscono che in quella fase i genitori avrebbero ritirato il consenso alle procedure. La seconda data si riferisce al ricovero in condizioni critiche al pronto soccorso di Perugia, dove Francesco giunse accompagnato dai genitori.

«Poteva essere salvato»

I consulenti, Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, concludono che l'attesa di circa un mese e mezzo avrebbe ridotto la probabilità di sopravvivenza dal 75% al 40%. Nella perizia viene inoltre evidenziato un quadro clinico neurologico anomalo al momento del ricovero a Perugia: il ragazzo era disorientato e aggressivo, segni ritenuti estranei all'evoluzione tipica del cancro.

I periti ipotizzano che tali manifestazioni potessero dipendere dall'assunzione di sostanze con effetto neurotossico, tra cui l'artemisia, indicate in alcuni protocolli legati al cosiddetto metodo Hamer. Tale metodo, elaborato da un medico tedesco radiato e condannato in più Paesi, considera il cancro come effetto di conflitti psicologici e propone terapie alternative come argilla e anti-infiammatori.

  • Luogo di cura iniziale: Ospedale Rizzoli, Bologna.
  • Comunità coinvolta: Valdibrucia, dove i genitori si erano rivolti a naturopati e riflessologi.
  • Figura indicata come consulente informale: l'ex anestesista veneto Matteo Penzo.

I genitori del ragazzo sono imputati per omicidio volontario con dolo eventuale. La vicenda, che solleva interrogativi sulle relazioni tra pratiche non convenzionali e rinuncia a trattamenti oncologici standard, tornerà in Aula: la prossima udienza è fissata per il 16 settembre davanti alla Corte d'Assise di Vicenza.

DataEvento
15 marzo 2023Periodo a Rizzoli con richiesta di biopsia non eseguita
25 aprile 2023Pronto soccorso di Perugia, condizioni critiche
gennaio 2024Decesso di Francesco Gianello

Il caso ha suscitato attenzione sul territorio vicentino non solo per la tragica fine del ragazzo ma anche per le implicazioni legali e sanitarie: mette al centro il rapporto tra famiglie e sanità pubblica, i rischi derivanti dall'adozione di terapie alternative non validate e la responsabilità dei soggetti che consigliano tali percorsi. Per gli abitanti della provincia la vicenda richiama l'importanza dell'accesso tempestivo alle cure oncologiche pediatriche e la necessità di chiarimenti giudiziari sui fatti.

Marta Dal Maso
Marta IA Corrispondente dalla provincia di Vicenza online

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