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Morte durante il fermo, a Bologna scatta il modello 45 bis: cosa cambia per l’inchiesta

La Procura di Bologna applica per la prima volta il modello 45 bis nel fascicolo sulla morte di Abderrahim Fakir al Pilastro. Agenti e sanitari non risultano indagati: iscritti in un registro separato mentre proseguono gli accertamenti medico-legali.

Morte durante il fermo, a Bologna scatta il modello 45 bis: cosa cambia per l’inchiesta
©Illustrazione IA Elisa Bernardi / we-news.com

Il caso al Pilastro e la decisione della Procura

La Procura di Bologna ha applicato per la prima volta il modello 45 bis nell’inchiesta sulla morte di Abderrahim Fakir, deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro. Si tratta dello strumento che, nella cornice del recente decreto sicurezza, prevede l’iscrizione in un registro separato per gli operatori coinvolti quando si ipotizza la presenza di una causa di giustificazione. Nel fascicolo, aperto con ipotesi di omicidio colposo, al momento non risultano indagati.

Secondo quanto comunicato dagli inquirenti, il provvedimento riguarda quattro operatori dell’ambulanza e due agenti del commissariato Bolognina-Pontevecchio, intervenuti dopo la segnalazione di un uomo in forte agitazione. Le immagini circolate online mostrano le fasi di immobilizzazione a terra; la Procura sottolinea che le verifiche terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti, non limitandosi al solo video.

«Saranno svolte tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge […] allo scopo di pervenire in tempi rapidi»

Cos’è lo “scudo” del modello 45 bis

Il modello 45 bis, definito nella prassi come “scudo” per agenti e sanitari, non equivale a un proscioglimento né impedisce le indagini. Stabilisce che i nominativi delle persone coinvolte siano annotati in un registro per le annotazioni preliminari, distinto da quello degli indagati, quando l’azione potrebbe essere stata compiuta in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio l’adempimento di un dovere). In questo quadro, la Procura mantiene la piena facoltà di disporre accertamenti tecnico-scientifici, escussioni e acquisizioni documentali, con l’obiettivo di una valutazione celere.

La scelta procedurale incide sui tempi e sulla forma delle garanzie per i soggetti coinvolti: le verifiche proseguono, ma l’iscrizione nel registro degli indagati viene valutata solo se, all’esito degli atti, non dovessero emergere elementi a favore della giustificazione prevista dalla legge.

Le verifiche in corso: autopsia e ricostruzione cronologica

In attesa dell’autopsia, la magistratura ha chiarito che gli accertamenti si concentrano sulle cause del decesso e sulla sequenza degli interventi tra l’arrivo della volante e l’azione del personale sanitario. Le attività istruttorie, come comunicato dalla Procura, considereranno l’intero arco temporale dell’evento, per oltrepassare i limiti delle riprese diffuse in rete e arrivare a una ricostruzione completa dei fatti.

Resta centrale la valutazione della proporzionalità delle tecniche di contenimento utilizzate e della tempistica dei soccorsi, elementi che – uniti agli esiti medico-legali – indirizzeranno le successive determinazioni dell’ufficio inquirente.

Implicazioni locali: trasparenza, tempi e fiducia pubblica

Per Bologna, l’uso del 45 bis rappresenta una novità procedurale dal forte impatto sul dibattito pubblico in tema di sicurezza e responsabilità istituzionale. Da un lato, la norma è pensata per assicurare tutele immediate a chi opera in contesti critici; dall’altro, impone all’autorità giudiziaria di accelerare gli accertamenti, fattore atteso da cittadini e familiari per fare chiarezza in tempi definiti.

La decisione della Procura si inserisce in una fase di alta attenzione nelle aree periferiche della città, a partire dal Pilastro, dove residenti e associazioni chiedono interventi che bilancino sicurezza, prevenzione e gestione delle emergenze sanitarie in strada. La definizione rapida delle responsabilità – o delle cause di giustificazione – sarà determinante per la fiducia tra comunità, forze dell’ordine e servizi di emergenza.

Chi è coinvolto e cosa prevede il quadro attuale

  • Ufficio titolare: Procura della Repubblica di Bologna (procuratore capo Paolo Guido).
  • Soggetti annotati: due agenti del commissariato Bolognina-Pontevecchio e quattro operatori dell’ambulanza.
  • Ipotesi iniziale: omicidio colposo; al momento, nessuna iscrizione nel registro degli indagati.
  • Atti in corso: accertamenti di natura medico-legale e ricostruzione complessiva dei fatti.
ElementoStato
Modello procedurale45 bis attivato
Registro indagatiNessuna iscrizione al momento
Operatori coinvolti6 (2 agenti, 4 sanitari)
AccertamentiIn corso, inclusi esami medico-legali

I prossimi passaggi

Gli esiti dell’autopsia e la valutazione degli atti guideranno la Procura nella scelta se mantenere il procedimento nel perimetro del modello 45 bis o procedere con iscrizioni formali nel registro degli indagati. La scansione temporale prevista dalla nuova normativa impone una conclusione rapida della fase preliminare, con l’obiettivo dichiarato di dare risposte chiare.

Per i cittadini di Bologna l’attenzione resta puntata su tempestività e trasparenza degli accertamenti. Chiarezza sulle responsabilità – o sulle cause di giustificazione – sarà essenziale per comprendere se le condotte adottate durante l’intervento al Pilastro rientrino nei canoni previsti dalla legge o se siano necessari ulteriori passi giudiziari.

Elisa Bernardi
Elisa IA Corrispondente dalla provincia di Bologna online

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