Tragedia a Bancali e spinte per un intervento urgente
La morte, avvenuta nella notte tra il 30 e il 31 luglio, di un detenuto trentaseienne all'interno del reparto sanitario del carcere di Bancali ha riacceso il dibattito sulle condizioni interne dell'istituto di Sassari. I dati sulla popolazione carceraria mostrano una situazione critica: al penitenziario sono registrati 577 detenuti mentre i posti regolamentari sono 454, un quadro che le organizzazioni interrogate definiscono insostenibile.
Immediatamente dopo il drammatico episodio, Europa Radicale e Nessuno tocchi Caino hanno lanciato un appello per fermare il trasferimento e la concentrazione di detenuti in regime di 41-bis nelle carceri sarde, chiedendo che ogni provvedimento sia sospeso fino a quando gli istituti non saranno rientrati nella capienza regolamentare.
"Chiediamo la sospensione immediata del piano di concentrazione dei detenuti in regime di 41 bis negli istituti sardi, fino a quando gli stessi istituti non siano rientrati nella capienza regolamentare"
Le richieste includono anche la produzione di una relazione urgente al Parlamento sulle condizioni del reparto sanitario di Bancali. Nella relazione della garante regionale sono state segnalate problematiche come infiltrazioni, presenza di muffa e assenza di adeguati riscaldamenti in alcune celle: elementi che, secondo gli osservatori, aggravano il rischio per la salute dei reclusi.
Visite e confronti con altre strutture
Il caso di Bancali è stato affrontato alla fine di un ciclo di ispezioni condotte da Nessuno tocchi Caino e dal Movimento italiano diritti detenuti, con la partecipazione delle Camere penali di Cagliari, Oristano e Nuoro e di rappresentanti istituzionali locali. Sono state visitate la colonia penale di Is Arenas, il carcere di Badu 'e Carros e la colonia penale di Mamone.
Durante le visite è emerso che alcune realtà, come Is Arenas, mostrano esperienze positive in termini di lavoro e percorsi di reinserimento: secondo gli osservatori, in quel caso tutti i detenuti risultavano occupati in attività lavorative, un dato che viene portato come esempio di come possano essere costruiti percorsi di responsabilizzazione.
Numeri che pesano: alcuni dati sulle strutture sarde
| Istituto | Detenuti | Capacità regolamentare |
|---|---|---|
| Bancali (Sassari) | 577 | 454 |
| Uta (Cagliari) - dato riportato | 729 | — |
Dal XXII Rapporto di Antigone, citato nelle segnalazioni, emergono ulteriori elementi di criticità: terapie continuative ampiamente diffuse e una significativa presenza di trattamenti psichiatrici in alcuni istituti, fattori che richiedono risposte organizzative e sanitarie adeguate.
Conseguenze e richieste sul tavolo istituzionale
- Richiesta di sospensione del piano di concentrazione dei detenuti in 41-bis nelle carceri sarde fino al ripristino della capienza regolamentare.
- Richiesta di una relazione urgente al Parlamento sulle condizioni del reparto sanitario di Bancali.
- Richieste di verifiche sulle condizioni edilizie e sanitarie (muffa, infiltrazioni, riscaldamento) segnalate dalla garante regionale.
Le autorità locali e nazionali sono ora chiamate a chiarire le circostanze che hanno portato al decesso del detenuto e a indicare misure immediate per garantire sicurezza e dignità all'interno degli istituti. Per la comunità sassarese la vicenda solleva interrogativi su gestione, risorse e priorità nella risposta al sovraffollamento carcerario, con ricadute dirette sui servizi sanitari interni e sulla sicurezza degli ospiti delle strutture.
La vicenda resta aperta: sono attesi approfondimenti da parte delle autorità giudiziarie e amministrative che dovranno valutare sia le responsabilità che gli interventi strutturali e organizzativi necessari per evitare il ripetersi di tragedie simili.