Trend e numeri
La provincia di Belluno si conferma oggi un laboratorio per lo studio del ritorno del lupo nel Veneto. Secondo la ricerca condotta dall’Università di Sassari, coordinata dal professor Marco Apollonio con il contributo dei 27 agenti della Polizia provinciale di Belluno, i branchi censiti nella provincia sono saliti a 27, con una popolazione complessiva stimata tra le 111 e le 128 unità. Nel 2023 le unità riproduttive segnalate erano 17: il confronto evidenzia dunque una tendenza in crescita.
I branchi osservati variano da un minimo di due a un massimo di nove esemplari, con una media di quattro individui per branco. Questi dati hanno indotto le istituzioni regionali a considerare il modello bellunese come riferimento per uniformare il monitoraggio e le azioni di gestione su tutto il Veneto.
Impatto su allevamenti e misure di prevenzione
I numeri delle predazioni restano il nodo più concreto per il territorio. Il picco registrato nei dati provinciali risale al 2020, con 415 animali uccisi; nel 2023 le vittime erano 323, con 99 feriti e 58 dispersi. Nel 2025 si è osservata una riduzione: 156 animali uccisi, 16 feriti e 61 dispersi. Tra le specie maggiormente coinvolte ci sono ovini, caprini, bovini, equini e asini.
- Protezione degli allevamenti: recinzioni adeguate e buone pratiche di guardiananza risultano strumenti chiave;
- Monitoraggio scientifico: uniformare protocolli tra province è la strategia indicata per gestire la presenza del predatore;
- Interventi sui lupi “confidenti”: in provincia sono stati individuati sette esemplari con scarsa timidezza verso l’uomo, sui quali è già stata attivata un’azione di allontanamento.
Coordinamento regionale
L’assessore regionale alla Montagna, Dario Bond, ha sottolineato la necessità di provvedimenti coordinati: quanto avvenuto in altre regioni potrebbe presto interessare anche la pianura veneta nel giro di cinque-sei anni. Per questo motivo il comandante della Polizia provinciale di Belluno, Oscar Da Rold, è stato designato come referente regionale per le attività di gestione e controllo della specie.
Conseguenze pratiche per il territorio bellunese
Per gli allevatori e per le amministrazioni locali le implicazioni sono concrete: occorrono piani di prevenzione finanziati e condivisi, formazione per operatori e agricoltori e protocolli rapidi per la segnalazione e la gestione dei lupi che perdono la naturale diffidenza verso l’uomo. La riduzione delle predazioni nel 2025 rispetto agli anni precedenti suggerisce che interventi mirati possono dare risultati, ma la crescita complessiva della popolazione impone di agire su scala più ampia.
| Anno | Animali uccisi | Feriti | Dispersi |
|---|---|---|---|
| 2020 | 415 | — | — |
| 2023 | 323 | 99 | 58 |
| 2025 | 156 | 16 | 61 |
La traiettoria delineata dallo studio indica che il Bellunese non è più soltanto un luogo di passaggio per i lupi, ma una realtà in cui la specie si stabilizza e prolifica. Per la comunità locale questo si traduce nell’esigenza di politiche chiare, investimenti nella prevenzione e in un sistema di monitoraggio condiviso che consenta una gestione sostenibile della convivenza tra uomo, allevamenti e fauna selvatica.