La carriera di Licia Serpico affonda le radici anche nella provincia di Vibo Valentia, dove ha frequentato il primo corso di addestramento dedicato alle poliziotte. Un percorso professionale che si è sviluppato per oltre quarant'anni nelle forze di Polizia, segnato da incarichi operativi in città come Napoli e da tre decenni trascorsi alla Direzione investigativa antimafia di Padova.
Formazione, assegnazioni e vocazione operativa
Entrata in servizio nel 1986, Serpico ha vissuto una fase di trasformazione interna all'amministrazione e dell'accesso femminile alle attività operative. Già nel 1987 era a Napoli, prima in servizio alle Volanti e poi in Squadra Mobile, ruolo che riflette una propensione marcata per l'attività investigativa. Le scelte professionali non sarebbero state del tutto personali: secondo il suo racconto, chi dirigeva le assegnazioni aveva riconosciuto una predisposizione alle operazioni sul campo.
Indagini di rilievo e lotta alle organizzazioni criminali
Tra gli incarichi più rilevanti figura la partecipazione alla cattura di Angelo Nuvoletta, indicato dalla stessa Serpico come il boss più pericoloso affrontato nella sua carriera. Un altro passaggio cruciale è stato il trasferimento a Padova nel 1998, dove l'esperienza alla Dia ha mostrato come le mafie sappiano superare i confini regionali e nazionali.
- Primo corso per poliziotte frequentato a Vibo Valentia
- Ingresso in Polizia nel 1986 e servizio alle Volanti e alla Squadra Mobile di Napoli nel 1987
- Trenta anni di attività alla Direzione investigativa antimafia di Padova
- Coinvolgimento nella cattura di Angelo Nuvoletta e nell'operazione Aspide
«Quando trovavo muri mi affidavo all'ironia e al buon senso»
Questa frase, pronunciata nel corso di un'intervista, sintetizza la strategia personale che Serpico dice di aver adottato per superare i pregiudizi di genere incontrati all'inizio della carriera. L'evoluzione culturale interna alle forze di polizia ha progressivamente modificato anche i rapporti con i colleghi uomini, rendendo più fluide le collaborazioni operative.
Il messaggio emerso dall'operazione Aspide
Durante le attività investigative in Veneto la convinzione che il Nord fosse in qualche modo immune alle infiltrazioni mafiose è stata smentita. L'operazione denominata Aspide ha dimostrato, secondo il racconto di Serpico, l'esportazione di un «vero metodo mafioso», confermando che nessun territorio può dirsi al riparo dalle dinamiche della criminalità organizzata.
Non solo grandi operazioni: tra i ricordi che l'ex agente porta con sé c'è anche la gestione umana di situazioni delicate, come quella della figlia di un testimone di giustizia inizialmente riluttante al programma di protezione. Episodi di questo tipo sottolineano l'aspetto pratico e psicologico dell'attività di tutela, oltre alla dimensione investigativa.
| Anno | Evento |
|---|---|
| 1986 | Ingresso in Polizia |
| 1987 | Servizio a Napoli: Volanti e Squadra Mobile |
| 1998 | Trasferimento a Padova e attività alla Dia |
| Periodo | 30 anni trascorsi alla Direzione investigativa antimafia di Padova |
Per la provincia di Vibo Valentia è significativo che una formazione iniziata sul territorio abbia poi contribuito a operazioni che hanno mostrato l'ampiezza e la pervasività delle mafie in Italia. Le esperienze narrate da Serpico ricordano come la lotta alla criminalità organizzata richieda sia capacità investigative sia strumenti di protezione e supporto per chi decide di collaborare con la giustizia.
Il bilancio di una carriera che abbraccia decenni è anche un'istantanea delle trasformazioni interne alle forze dell'ordine: l'ingresso e il consolidamento delle donne nelle attività operative, il superamento di stereotipi iniziali e l'affermazione di competenze professionali che hanno contribuito a indagini e arresti di rilevo nazionale.