La Corte d'Appello di Catanzaro ha depositato le motivazioni con le quali è stata annullata l'unica condanna ancora pendente a carico di Salvatore Solano, ex sindaco di Stefanaconi e dal 2018 presidente della Provincia di Vibo Valentia, imputato nel maxiprocesso noto come "Petrolmafie". Con la decisione di secondo grado è caduto anche l'ultimo capo d'imputazione, per il quale il Tribunale di Vibo Valentia lo aveva in precedenza condannato a un anno di reclusione, pena sospesa.
La vicenda processuale
Il procedimento trae origine dalle indagini sulla presunta influenza del clan D'Amico nel settore dei carburanti. In primo grado, il Tribunale di Vibo Valentia aveva riconosciuto per Solano il reato di pressioni illecite/corruzione elettorale (capp. A12), ritenendo che l'attivismo del cugino, Giuseppe D'Amico, avesse favorito la sua elezione alla presidenza della Provincia. Contestualmente, nello stesso giudizio, erano cadute le accuse più gravi: la presunta turbativa d'asta relativa a una fornitura di bitume riciclato (capp. A12bis e A12ter) e l'ipotesi di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, entrambe assolte per insussistenza del fatto.
La Direzione Distrettuale Antimafia aveva impugnato la sentenza di primo grado, chiedendo in appello il riconoscimento delle ulteriori responsabilità e l'applicazione dell'aggravante mafiosa, per una pena complessiva richiesta pari a 8 anni. Con il giudizio d'appello, però, i giudici di Catanzaro hanno ribaltato il dispositivo, determinando l'assoluzione di Solano, come specificato nelle motivazioni depositate recentemente.
"perché il fatto non sussiste"
Conseguenze e significato locale
L'assoluzione in appello segna la chiusura, almeno per questo capo d'imputazione, della vicenda giudiziaria che aveva coinvolto l'ex presidente della Provincia. Per la comunità locale la decisione rappresenta un punto di svolta: da un lato riporta chiarezza sul profilo penale di un amministratore che ha guidato l'ente provinciale; dall'altro riapre riflessioni sul rapporto tra politica locale e indagini per infiltrazioni criminali nei settori economici del territorio.
Per i cittadini della provincia la pronuncia comporta effetti pratici e simbolici:
- Verifica della legittimità politica: la sentenza incide sull'immagine pubblica di chi ha ricoperto ruoli istituzionali di vertice.
- Chiarezza giudiziaria: cade l'ultima condanna che poteva avere conseguenze sulla carriera amministrativa e sulla credibilità degli atti compiuti durante il mandato.
- Rinnovata attenzione alle inchieste: le indagini sul clan D'Amico e sul settore dei carburanti restano oggetto di osservazione, anche per eventuali sviluppi su altri fronti già archiviati o non confermati in giudizio.
Il quadro cronologico
| Data | Evento |
|---|---|
| 1 dicembre 2023 | Sentenza di primo grado: condanna a 1 anno (pena sospesa) per pressioni illecite/corruzione elettorale; assoluzione per turbativa d'asta e corruzione per insussistenza del fatto. |
| 10 marzo (anno del deposito d'appello) | Corte d'Appello di Catanzaro: piena assoluzione in secondo grado per Solano; ora depositate le motivazioni. |
La pubblicazione delle motivazioni consente ora di valutare in modo più dettagliato le ragioni che hanno indotto i giudici d'appello a ritenere insufficienti gli elementi a carico dell'imputato rispetto all'ultimo capo contestato.
Prossimi passi
Resta l'attenzione su eventuali iniziative della Procura o della Dda a fronte delle motivazioni depositate. Per la comunità amministrativa provinciale la sentenza può segnare la fine di un capitolo giudiziario che aveva condizionato il dibattito pubblico locale e che sarà probabilmente oggetto di commento nelle sedi politiche e istituzionali del Vibonese.
Il pronunciamento d'appello rappresenta, infine, un elemento di riferimento per chi segue l'evoluzione delle indagini sui rapporti tra organizzazioni criminali e apparati economici nella nostra provincia, e pone l'accento sulla necessità di distinguere i profili penali effettivamente provati da quelli ipotizzati nelle fasi investigative.