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Banca clandestina con sede a Prato: al Riesame il caso che intreccia moda e narcotraffico

Udienza al Tribunale del Riesame per la presunta banca illegale con snodo a Prato. Tra i ricorrenti anche Keke Pan, figura apicale dell’organizzazione. Inchiesta coordinata dall’antimafia di Firenze e condotta da Sco e Squadra Mobile.

Banca clandestina con sede a Prato: al Riesame il caso che intreccia moda e narcotraffico
©Illustrazione IA Alessio Nencini / we-news.com

Udienza al Riesame: snodo decisivo per l’inchiesta

Approda oggi, venerdì 3 luglio, al Tribunale del Riesame il fascicolo sulla presunta banca clandestina con sede centrale a Prato e ramificazioni in mezza Europa. La misura cautelare che ha colpito la maggior parte dei 41 indagati – tra cui cittadini cinesi, italiani e albanesi – è oggetto di diverse impugnazioni. I provvedimenti erano stati richiesti dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, e disposti dal giudice per le indagini preliminari Angelo Pezzuti.

Tra i ricorrenti figura Keke Pan, detto Luca, 50 anni, già noto alle cronache veneziane come il “re di via Piave” a Mestre. Secondo gli investigatori, avrebbe assunto il ruolo di vertice operativo del sistema, presentandosi come avvocato con un ufficio al Macrolotto 1. L’udienza odierna potrebbe ridefinire il quadro delle misure personali e, in prospettiva, incidere sull’operatività delle indagini in corso.

Il meccanismo di compensazione al centro delle accuse

Dalle attività dello Sco e della Squadra Mobile di Prato emerge un modello di gestione dei flussi di contante fondato su un punto di passaggio finanziario accentrato nella città laniera. Il denaro raccolto da collaboratori dell’organizzazione presso la criminalità organizzata – finalizzato al pagamento dei carichi di droga – confluiva nelle stesse casse dove arrivavano i contanti dei clienti esteri dei pronto moda pratesi, incassati a fronte delle forniture di abbigliamento. Attraverso un sistema definito “fatto in casa” di compensazione, i fondi dei clan sarebbero stati impiegati per saldare rapidamente i fornitori del distretto tessile, mentre, all’estero, gli incassi dei clienti sarebbero stati utilizzati per chiudere i conti con i trafficanti.

Questa triangolazione avrebbe generato benefici incrociati: per i gruppi criminali, riduzione del rischio nei pagamenti di ingenti partite di stupefacenti; per le imprese del pronto moda, incassi puntuali e tempestivi delle forniture spedite in varie nazioni europee. Il quadro delineato dagli inquirenti chiama in causa anche interessi riconducibili a clan albanesi, in un circuito dove il contante cambia rapidamente destinazione, minimizzando esposizioni e tracciabilità.

Il ruolo di Prato e i collegamenti con Mestre

Prato, nel racconto investigativo, non è solo snodo logistico ma hub delle transazioni. Qui si sarebbero concentrate le “montagne di contanti” alimentate da due linee parallele: la raccolta presso chi gestiva l’approvvigionamento di droga e la riscossione dai clienti esteri del comparto moda. In questo contesto, la figura di Keke Pan – con precedenti e una storia giudiziaria maturata a Mestre – viene indicata come la guida dell’organizzazione, capace di orchestrare movimenti finanziari stimati, secondo l’ipotesi accusatoria, fino a cento milioni di euro l’anno.

La via Piave di Mestre, da cui il soprannome dell’indagato, torna così collegata alla realtà del Macrolotto pratese. Un filo rosso che intreccia due territori a forte densità commerciale e connessi a reti internazionali, nei quali la gestione del contante rappresenta, da anni, uno dei punti più sensibili per il contrasto alle economie illegali.

Implicazioni per il distretto e per i controlli

Per il distretto di Prato, il caso riaccende l’attenzione su un tema cruciale: la vulnerabilità del contante nelle catene di fornitura e incasso. Gli inquirenti descrivono un bilanciere finanziario capace di spostare rapidamente risorse da un fronte all’altro, mettendo in difficoltà le ordinarie attività di contrasto. Il funzionamento interno dell’economia locale non è al centro dell’accusa, ma la pressione investigativa illumina i punti dove i circuiti paralleli tentano di sovrapporsi a quelli leciti, sfruttandone la prossimità e i volumi.

Un’eventuale conferma del quadro cautelare renderebbe più stringenti i controlli su incassi, intermediari e trasporti di denaro. Al contrario, un ridimensionamento delle misure potrebbe allungare i tempi dell’accertamento, pur lasciando immutato il tracciato investigativo già delineato. In entrambi gli scenari, lo snodo pratese rimane centrale, sia per la ricostruzione dei flussi, sia per la mappatura dei rapporti tra soggetti economici e reti criminali.

L’udienza e i prossimi passaggi

La seduta del Riesame è chiamata a esprimersi sulle esigenze cautelari e sugli elementi posti alla base dei provvedimenti. Le difese contestano l’impianto delle accuse, mentre l’Antimafia di Firenze difende la necessità di preservare il quadro probatorio. I tempi tecnici della decisione determineranno il passo successivo dell’inchiesta, che resta nel perimetro di competenza toscano con estensioni europee, alla luce delle presunte succursali oltre confine.

Il contesto descritto dagli atti sottolinea come il punto di transizione fosse stabilmente radicato a Prato, dove il denaro – proveniente da settori differenti – avrebbe trovato un meccanismo di compensazione in grado di soddisfare, in tempi stretti, interessi opposti. Resta da vedere in quale misura le valutazioni del collegio del Riesame incideranno su arresti, domiciliari e obblighi di firma già disposti.

Dati essenziali dell’indagine

VoceDato
Indagati complessivi41
Autorità richiedente le misureDDA Firenze (sost. proc. Gestri, Boscagli)
GIPAngelo Pezzuti
Organi investigativiSco e Squadra Mobile di Prato
Volume annuo stimatofino a 100 milioni di euro
Figura apicaleKeke Pan (“re di via Piave”)

Cosa osservare sul territorio

  • Possibili rafforzamenti dei controlli su trasporti e gestione del contante nelle aree commerciali.
  • Attenzione agli intermediari finanziari informali e alle reti di riscossione parallele.
  • Esiti del Riesame come snodo per la prosecuzione delle indagini e l’assetto cautelare.
“Un sistema ‘fatto in casa’ di compensazione tra crediti e debiti”

L’inchiesta, dal forte impatto per Prato, rimane in evoluzione. Gli aggiornamenti sulle decisioni del Riesame chiariranno la tenuta del quadro accusatorio e gli eventuali effetti immediati sulle misure personali in corso.

Alessio Nencini
Alessio IA Corrispondente dalla provincia di Prato online

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