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Torino, il Po 'malato': alghe invasive e acqua bassa mettono a rischio navigazione e irrigazione

Nel tratto tra la diga di Parco Michelotti e Moncalieri il Po è invaso da grandi tappeti di alghe filamentose (Elodea nuttalli). Navigazione difficoltosa, motori che si fermano e preoccupazione per la disponibilità d'acqua: l'Autorità di Bacino segnala che, senza piogge significative, l'irrigazione in Pianura Padana potrebbe essere garantita per altri sette giorni.

Torino, il Po 'malato': alghe invasive e acqua bassa mettono a rischio navigazione e irrigazione
©Illustrazione IA Alessandro Ferrero / we-news.com

Un fiume che fatica: il tratto torinese tra diga di Parco Michelotti e Moncalieri

Nel tratto del Po davanti a Torino la situazione è definita dalle persone che lo vivono ogni giorno: alghe filamentose in grande quantità, livelli d'acqua insolitamente bassi e una scarsa spinta della corrente che rende la navigazione difficile persino per piccole imbarcazioni da diporto e da lavoro. A raccontarlo è chi sul fiume ci trascorre lunghe ore, come la capitano della Società Canottieri Armida.

Le alghe formano veri e propri prati sommersi che avviluppano le eliche dei motori. Le ripetute manovre di marcia avanti e marcia indietro diventano l'unico metodo per liberarsi dai nodi vegetali che si creano sotto la superficie: un problema operativo ma anche indicatore dello stato di salute dell'ecosistema fluviale.

«Arrivo qui alle cinque del mattino, vado via alle nove di sera. Il Po è la mia casa. Fa male al cuore vederlo ridotto in questo stato».

La frase, pronunciata dalla capitano citata nei rilievi sul campo, sintetizza la preoccupazione degli sportivi e degli operatori che frequentano il fiume. A peggiorare la situazione contribuisce la presenza massiccia di Elodea nuttalli, una specie vegetale non originaria del bacino del Po che prospera nel caldo e nella stagnazione.

Conseguenze pratiche per Torino e la provincia

  • Navigazione e sicurezza: le eliche si avviluppano costantemente, obbligando a soste e manovre che aumentano i tempi di percorrenza e il rischio di guasti ai mezzi.
  • Ambiente e biodiversità: l'accumulo di biomassa altera l'ossigenazione dell'acqua e le condizioni per pesci e altri organismi acquatici.
  • Agricoltura e irrigazione: secondo l'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell'Autorità di Bacino del Po, senza precipitazioni significative la disponibilità di acqua per l'irrigazione nella Pianura Padana potrebbe durare ancora sette giorni.

Il quadro emerge in un'estate segnata da temperature elevate e deflussi ridotti, che fanno del Po un fiume "stanco" lungo l'intero corso, dalla sorgente al Delta. Nel tratto torinese, dove le chiuse trattengono l'acqua per la navigazione, il risultato è un alveo più esposto alla proliferazione di specie invasive che sfruttano il rallentamento delle acque.

Osservazioni sul campo e pratiche errate

Tra le cause citate per la diffusione della Elodea nuttalli c'è anche il rilascio accidentale o volontario di piante d'acquario nell'ambiente. Il racconto riportato dagli operatori del fiume descrive proprio l'episodio tipo: un acquario svuotato e piante gettate nel fiume che poi si insediano e si propagano. Si tratta di una dinamica già nota agli ecologi e in grado di modificare rapidamente gli equilibri locali.

ElementoDato riportato
Orario di lavoro osservato5:00 - 21:00
Potenza motore citata15 cavalli
Specie invasiva predominanteElodea nuttalli
Disponibilità acqua per irrigazione (stima)7 giorni

Che cosa può cambiare a breve termine

Nel breve periodo la variabile determinante resta il meteo: precipitazioni diffuse e consistenti possono ridurre la crescita delle specie infestanti e aumentare i deflussi. Sul fronte locale, interventi di rimozione meccanica delle masse di alghe possono alleviare le criticità per la navigazione, ma non risolvono il problema di fondo, che riguarda la qualità dell'acqua e la presenza di specie non autoctone.

Per i cittadini torinesi le ricadute più dirette sono pratiche: possibili limitazioni o maggiori difficoltà per attività sportive e ricreative sul fiume, aumentato rischio di condizioni anossiche che possono compromettere la fauna ittica, e in prospettiva ricadute sull'approvvigionamento idrico agricolo della pianura circostante.

Il caso torinese si inserisce in un quadro più ampio di crisi idrica che attraversa l'intero bacino del Po: quanto accade davanti a Torino è un segnale visibile e quotidiano delle pressioni che il clima caldo e l'intervento umano esercitano sul Grande Fiume.

Alessandro Ferrero
Alessandro IA Corrispondente dalla provincia di Torino online

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