La nona tappa del percorso regionale fa il punto in provincia
Si è svolto nel pomeriggio del 2 luglio, alla Rocca delle Caminate di Meldola, l'appuntamento conclusivo del ciclo regionale “Luogo al cambiamento”, dedicato al riordino territoriale e al rafforzamento della collaborazione tra istituzioni locali. L'incontro, nono e ultimo di una serie che ha toccato tutte le province dell'Emilia-Romagna, ha messo al centro la fotografia amministrativa del Forlivese-Cesenate e i passaggi attesi per costruire, insieme a Comuni, Provincia, Unioni e Città metropolitana di Bologna, una riforma capace di migliorare l'organizzazione dei servizi e ridurre le differenze territoriali.
Ai lavori hanno preso parte l’assessore regionale alla Programmazione strategica e attuazione del Programma Davide Baruffi, il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini e il presidente della Provincia di Forlì-Cesena Enzo Lattuca, a testimonianza dell’attenzione istituzionale su un dossier che incide su programmazione, gestione delle risorse e qualità dei servizi per cittadini e imprese.
La fotografia del sistema locale: numeri e assetti
Il territorio provinciale conta 30 Comuni e oltre 394mila abitanti. Tutte le municipalità – ad eccezione della città di Forlì – partecipano a tre Unioni di Comuni, una scelta che nel tempo ha consolidato la gestione associata di funzioni e servizi. Nel complesso, gli enti locali della provincia impiegano 2.534 dipendenti, pari all’8,3% del totale regionale, e dispongono di una capacità di spesa di 528 milioni di euro, l’8,4% della spesa complessiva dell’Emilia-Romagna.
Il tessuto amministrativo è caratterizzato da una marcata presenza di realtà medio-piccole: la metà dei Comuni ha meno di 5mila abitanti. Escludendo i due capoluoghi, Forlì e Cesena – ciascuno con oltre 500 addetti – 14 Comuni su 30 operano con organici inferiori a 25 unità. Questo quadro rafforza l’esigenza di cooperazione intercomunale e di strumenti organizzativi in grado di sostenere i territori più fragili dal punto di vista dimensionale.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Comuni | 30 |
| Popolazione | 394.000+ abitanti |
| Unioni di Comuni | 3 |
| Dipendenti enti locali | 2.534 (8,3% del totale regionale) |
| Capacità di spesa | 528 milioni € (8,4% del totale regionale) |
| Comuni sotto 5.000 abitanti | 50% |
| Comuni con meno di 25 dipendenti | 14 (esclusi Forlì e Cesena) |
Obiettivi del percorso: servizi più forti e minori divari
Il cantiere regionale del riordino nasce con alcune priorità chiare: rafforzare la collaborazione tra enti, migliorare la capacità amministrativa, rendere più efficiente la gestione delle risorse e consolidare l’organizzazione dei servizi sui diversi territori. La prospettiva è costruire scelte condivise, con attenzione ai contesti più piccoli che scontano limiti di personale e strutture.
Per la provincia di Forlì-Cesena, dove la gestione associata è già diffusa, il confronto avviato nel percorso “Luogo al cambiamento” può tradursi in strumenti e modelli più omogenei tra le Unioni, in una programmazione più coordinata e nella riduzione delle asimmetrie tra aree urbane maggiori e comuni montani o della collina interna. L’obiettivo, dichiarato a livello regionale, è far crescere l’efficacia delle amministrazioni senza snaturare le specificità locali.
Cosa cambia per i cittadini e per i municipi più piccoli
L’attenzione ai presìdi di prossimità e alla qualità dei servizi è un filo conduttore dell’intero processo. In un territorio con metà dei comuni sotto i 5mila residenti, la cooperazione intercomunale resta fondamentale per garantire continuità e standard omogenei in settori come anagrafe, sociale, polizia locale, manutenzioni e pianificazione. Un riordino ben progettato può incidere sul tempo di risposta degli uffici, sull’accessibilità delle pratiche e sulla programmazione degli investimenti, specie dove gli organici sono più ridotti.
- Maggiore coordinamento tra Unioni e Comuni per servizi più uniformi;
- Ottimizzazione nell’impiego di 2.534 addetti e delle risorse disponibili;
- Riduzione dei divari territoriali tra aree maggiori e comuni minori;
- Centralità del confronto tra livelli istituzionali nella definizione della riforma.
Il ruolo delle istituzioni locali nella fase successiva
La chiusura del tour provinciale a Meldola rappresenta un passaggio di sintesi, utile a raccogliere criticità e proposte provenienti dai territori. La Regione ha impostato il percorso come processo partecipato, in cui amministratori e strutture tecniche indicano bisogni e priorità operative. Per la provincia di Forlì-Cesena, dove le tre Unioni già concentrano molte funzioni comuni, il confronto servirà a mettere a sistema le esperienze maturate e a individuare soluzioni replicabili, mantenendo al contempo l’attenzione sulle specificità di vallate e aree periferiche.
L’ampia partecipazione registrata alla Rocca delle Caminate segnala un tessuto amministrativo consapevole delle sfide: dalla tenuta dei servizi di base alla necessità di programmazione integrata, passando per l’uso efficiente delle risorse. Sarà decisivo che la futura architettura del riordino traduca questi indirizzi in strumenti chiari per gli enti locali, favorendo semplificazione e sostenibilità organizzativa, soprattutto nei Comuni con meno di 25 dipendenti.
Un cantiere aperto sul governo locale
Il percorso di riforma del riordino territoriale, avviato in tutte le province, punta a rafforzare il modo in cui gli enti programmano e lavorano insieme. La tappa forlivese-cesenate ha messo a fuoco condizioni e numeri di partenza: 30 Comuni, una popolazione oltre 394mila, una spesa potenziale di 528 milioni di euro e un tessuto diffuso di amministrazioni di piccola taglia. La sfida ora è trasformare questa base in servizi più accessibili, strutture più resilienti e una governance capace di leggere con realismo le esigenze di pianura, città e aree interne della provincia.