Dal 2027 cambierà il meccanismo con cui i lavoratori frontalieri occupati in Svizzera partecipano al finanziamento del Servizio sanitario nazionale. La manovra stabilisce che il contributo non sarà più collegato direttamente alla retribuzione percepita oltreconfine, ma verrà determinato ogni anno dalla Regione di residenza. Una novità destinata a interessare anche numerosi lavoratori della provincia di Varese, territorio direttamente coinvolto nei flussi quotidiani verso il Canton Ticino.
Una quota mensile entro limiti prestabiliti
La nuova disciplina, contenuta nell’articolo 70 della manovra, indica una fascia ordinaria compresa tra 30 e 150 euro al mese. Per una specifica categoria richiamata dalla norma il limite massimo sarà invece fissato a 50 euro mensili. L’importo concreto non è quindi ancora definito: dovrà essere individuato annualmente dall’amministrazione regionale, rispettando i tetti previsti a livello nazionale.
| Elemento | Nuova disciplina dal 2027 |
|---|---|
| Contributo ordinario | Da 30 a 150 euro al mese |
| Categoria con limite specifico | Massimo 50 euro mensili |
| Autorità che stabilisce la quota | La Regione di residenza |
| Mancato pagamento | Sanzione pari al 100% della somma non versata |
Superato il calcolo legato a reddito e famiglia
Il provvedimento interviene sulla norma introdotta nel 2024, rimasta finora senza applicazione. Il sistema precedente prevedeva un prelievo calcolato tra il 3 e il 6% del salario netto ottenuto in Svizzera, con una somma mensile variabile tra 30 e 200 euro per ciascun mese lavorato. La riforma elimina quindi il riferimento alla progressività del contributo in base al reddito e ai carichi familiari.
Per i frontalieri, l’effetto pratico sarà legato alla decisione annuale della Regione: fino a quando non verrà comunicata la cifra applicabile, non sarà possibile conoscere l’esborso effettivo richiesto alle diverse categorie. Resta però già definito il perimetro della misura, con una soglia minima e un tetto massimo per la generalità dei lavoratori interessati.
La questione fiscale tra Italia e Svizzera
La revisione riporta al centro una discussione che coinvolge da tempo i due Paesi. L’accordo fiscale del 2020, operativo dal 2024, prevede che chi lavorava già in Svizzera prima del 17 luglio 2023 continui a essere tassato esclusivamente oltreconfine. In questo quadro l’Italia riceve una parte delle imposte alla fonte versate in Svizzera: sono i cosiddetti ristorni, destinati ai Comuni di frontiera.
Proprio il rapporto tra imposizione, servizi e contributo sanitario è contestato dalle organizzazioni sindacali. Cgil, Cisl e Uil, insieme alle sigle svizzere Unia, Ocst e Syna, sostengono che un ulteriore prelievo a carico dei frontalieri possa assumere i tratti di una doppia imposizione. La modifica normativa non chiude dunque il confronto, ma introduce un nuovo modello che dovrà essere tradotto in decisioni regionali e in indicazioni operative per i lavoratori.
Sanzioni per chi non versa
La manovra prevede anche una conseguenza precisa per il mancato pagamento: la sanzione amministrativa sarà pari all’intera somma non versata, cioè al 100% dell’importo dovuto. In termini concreti, oltre alla quota arretrata il lavoratore rischierà di dover corrispondere un’ulteriore cifra dello stesso valore. La misura rende quindi centrale, dal 2027, la corretta individuazione della quota regionale e il rispetto delle scadenze che saranno stabilite.
- La quota sarà fissata ogni anno dalla Regione di residenza.
- Per la maggior parte degli interessati il contributo potrà variare tra 30 e 150 euro mensili.
- Il mancato versamento comporterà una sanzione pari alla somma dovuta.