Un'attività investigativa del comando provinciale dei Carabinieri di Pesaro ha portato alla denuncia di quattro giovani ritenuti coinvolti nella produzione e nella sperimentazione di bottiglie incendiarie in un capannone dismesso della zona di via Senigallia, nell'area industriale della Tombaccia. L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Pesaro (pm Irene Lilliu).
Le fasi dell'indagine
L'indagine è partita dallo scambio di un video tra coetanei: nelle immagini si vede la fiammata provocata dal lancio di una molotov all'interno del fabbricato. Quel filmato è finito agli investigatori del nucleo investigativo, che da mesi monitoravano gruppi antagonisti di matrice anarchica presenti nella provincia.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati numerosi dispositivi elettronici — computer, tablet e smartphone — che saranno sottoposti ad esami forensi per ricostruire modalità, ruoli e contatti del gruppo.
Chi sono i denunciati
| Età | Residenza/legame | Situazione |
|---|---|---|
| 18 | Pesaro | Studentessa al Campus |
| 18 | Originario di Rimini, studia in istituto secondario a Pesaro | Studente |
| 21 | Vive a Santarcangelo di Romagna, frequenta Pesaro | Giovane adulto |
| 19 | Pesarese, da pochi mesi residente a Bologna per l'università | Studente universitario |
Accuse e contesto
I quattro sono stati denunciati per il reato di concorso in fabbricazione e porto di congegni micidiali, in relazione alla produzione e all'uso di bottiglie incendiarie di tipo comunemente indicate come «Molotov». Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nel periodo di febbraio 2026 il gruppo avrebbe realizzato più dispositivi, testandone la potenzialità offensiva nel capannone abbandonato; gli accertamenti documentano la produzione e diversi eventi di combustione e deflagrazione.
"Free Palestina"
L'azione sarebbe stata collegata a un collettivo studentesco antagonista già noto in città per scritte sui muri con slogan riconducibili a campagne internazionali di solidarietà. Il materiale sequestrato sarà analizzato per stabilire connessioni, eventuali tentativi di utilizzo e responsabilità individuali.
- Sequestro: diversi apparecchi elettronici per analisi forense.
- Indagine: coordinata dalla Procura di Pesaro, svolta dal nucleo investigativo dei Carabinieri.
- Impatto: la vicenda solleva preoccupazioni su sicurezza e ordine nelle aree industriali dismesse.
Per i residenti delle zone industriali e per chi frequenta aree abbandonate, la vicenda sottolinea la necessità di segnalare attività sospette alle forze dell'ordine. Le autorità continueranno le indagini per chiarire ruoli e finalità, con il supporto degli esami sui dispositivi sequestrati.
La Procura e i Carabinieri mantengono aperte le verifiche su eventuali collegamenti a fatti simili e su ulteriori soggetti coinvolti nel gruppo, fino ad ora emersi soprattutto tramite materiale digitale condiviso tra coetanei.