La sentenza definitiva
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa e ha confermato la pena dell'ergastolo nei confronti di Salvatore Montefusco, 73 anni, ritenuto responsabile dell'omicidio della moglie e della figlia, avvenuto il 13 giugno 2022 nella loro abitazione di Castelfranco Emilia.
Si chiude così, con conferma della condanna più severa, un lungo iter giudiziario che aveva visto alterne valutazioni tra primo grado e appello. In primo grado Montefusco era stato condannato a trent'anni; della sentenza di appello, invece, era emersa la decisione di infliggere l'ergastolo in ragione della gravità e delle motivazioni attribuite al gesto.
Le motivazioni emerse in appello
Nel processo d'appello i giudici hanno ravvisato che i fatti erano collegati a intenti di rivalsa e a una volontà di riaffermare la propria posizione, elementi ritenuti aggravanti rispetto alla ricostruzione originaria. A commento delle motivazioni, la Corte ha sottolineato aspetti della dinamica e del movente che hanno inciso sulla determinazione della pena.
"finalità prevalentemente ritorsive e di (ri)affermazione del proprio ruolo"
La difesa aveva impugnato la decisione di secondo grado, portando il caso davanti alla Suprema Corte: il ricorso non è stato accolto.
Le parti coinvolte e le ripercussioni locali
Le famiglie delle vittime si sono costituite parti civili nel processo con l'assistenza dei legali indicati nei dossier giudiziari. Anche associazioni e rappresentanze istituzionali della zona hanno seguito il procedimento, che aveva suscitato forte attenzione e sofferenza nella comunità di Castelfranco Emilia.
- Data del fatto: 13 giugno 2022
- Età dell'imputato: 73 anni
- Esito in Cassazione: ergastolo confermato
Il caso aveva già acceso un dibattito pubblico per le caratteristiche del processo di merito: la sentenza di primo grado era stata percepita come meno severa, mentre l'appello aveva riconsiderato fatti e moventi riclassificando la natura dell'azione e portando alla pena massima.
Conseguenze pratiche
Con la conferma in Cassazione la pena diventa definitiva e non soggetta a ulteriore impugnazione ordinaria. Per la comunità locale resta il peso di un evento che ha segnato famiglie e quartieri: le autorità e i servizi sociali locali hanno in passato attivato iniziative di sostegno per i familiari e misure di sicurezza e prevenzione nei casi di violenza domestica continuano a essere considerate prioritarie.
| Fase | Decisione |
|---|---|
| Primo grado | Condanna a 30 anni |
| Appello | Ergastolo |
| Cassazione | Ricorso respinto — ergastolo confermato |
La vicenda resta tra le pagine giudiziarie più rilevanti per la provincia negli ultimi anni. Il pronunciamento della Corte di Cassazione segna la conclusione dell'iter penale e rappresenta al contempo un punto di riferimento nella discussione sul contrasto alla violenza e sulle misure di tutela nelle relazioni familiari.