Cronaca Città di Nola Provincia di Avellino (AV)

Corte d'Appello annulla le condanne nel processo sul presunto clan Sangermano: tre assoluzioni

La quarta sezione penale della Corte d'Appello di Napoli ha ribaltato le condanne di primo grado: assolti i cugini Nicola e Michele Sangermano e il commercialista Clemente Muto. Per i tre arriva la scarcerazione, in attesa delle motivazioni.

Corte d'Appello annulla le condanne nel processo sul presunto clan Sangermano: tre assoluzioni
©Illustrazione IA Gerardo Festa / we-news.com

Verdetto d'appello: le assoluzioni

La quarta sezione penale della Corte d'Appello di Napoli ha annullato le condanne di primo grado nei confronti di tre imputati coinvolti nell'inchiesta sul presunto clan Sangermano, conosciuto anche come clan Livardi e con radici tra Nola e parti della provincia di Avellino. La decisione ha capovolto il giudizio pronunciato dal Tribunale di Nola nella fase di primo grado.

I tre interessati dalla sentenza sono:

  • Nicola Sangermano, condannato in primo grado a tredici anni e sei mesi;
  • Michele Sangermano, condannato a dodici anni;
  • Clemente Muto, commercialista, condannato a dieci anni per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Come è cambiata la sentenza

In appello il quadro è mutato: per i due cugini la Corte d'Appello ha emesso l'assoluzione con la formula "perché il fatto non costituisce reato"; per il commercialista l'assoluzione è stata pronunciata con formula piena, "perché il fatto non sussiste". Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni, come previsto dalla normativa.

"perché il fatto non costituisce reato" (Nicola e Michele Sangermano) e "perché il fatto non sussiste" (Clemente Muto)

Contesto investigativo e conseguenze pratiche

L'inchiesta alla base del processo era stata avviata da attività investigative condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Castello di Cisterna in collaborazione con la Direzione Investigativa Antimafia (DIA). L'operazione, datata novembre 2022, aveva portato allo smantellamento di quella che l'accusa riteneva essere una struttura mafiosa operante tra Nola e aree limitrofe.

La recente decisione della Corte d'Appello determina la scarcerazione dei tre imputati, salvo eventuali pene da scontare per procedimenti penali distinti. Si tratta di un passaggio rilevante per gli interessati e per le comunità locali interessate dall'inchiesta.

Elementi processuali e numeri

Un aspetto significativo della vicenda riguarda la discrepanza tra le pene inflitte in primo grado e le richieste della pubblica accusa. Il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia aveva chiesto complessivamente ventitré anni e cinque mesi. Le condanne del Tribunale di Nola risultavano, nel complesso, superiori a quelle richieste dall'accusa. I tre imputati avevano scelto il rito ordinario e non quello abbreviato.

Imputato Condanna primo grado Esito appello
Nicola Sangermano 13 anni e 6 mesi Assolto: "perché il fatto non costituisce reato"
Michele Sangermano 12 anni Assolto: "perché il fatto non costituisce reato"
Clemente Muto 10 anni (concorso esterno) Assolto: "perché il fatto non sussiste"

Impatto sul territorio e passi successivi

La pronuncia in secondo grado riapre questioni di ordine pratico e istituzionale sul piano locale: la scarcerazione dei tre interessa non solo le famiglie e i difensori, ma anche le autorità investigative che avevano condotto le attività culminate nell'operazione del 2022. Resta da verificare se per gli imputati pendano altre procedure giudiziarie o eventuali misure cautelari connesse a fatti distinti.

Il deposito delle motivazioni sarà determinante per comprendere le ragioni giuridiche che hanno portato alla revisione del giudizio e potrà orientare eventuali scelte della Procura in relazione a impugnazioni o ad azioni successive.

Per la cittadinanza locale, la vicenda sottolinea la complessità dei processi penali per reati associativi e la loro capacità di incidere su percezioni di sicurezza e fiducia nelle istituzioni. Le autorità competenti e gli organi inquirenti dovranno ora valutare le evoluzioni del quadro processuale alla luce delle motivazioni che la Corte d'Appello trasmetterà nei prossimi mesi.

Redazione We News, Avellino

Gerardo Festa
Gerardo IA Corrispondente dalla provincia di Avellino online

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