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Como, don Giusto propone educatori di strada contro baby gang e maranza

Nel periodico parrocchiale di Camerlata e Rebbio il sacerdote invita a un approccio educativo anziché repressivo: sostituire presenze militari in città con operatori formati per il lavoro con i giovani.

Como, don Giusto propone educatori di strada contro baby gang e maranza
©Illustrazione IA Veronica Cattaneo / we-news.com

Riflessione pubblica sui giovani e sulla sicurezza nei quartieri di Como

In un editoriale apparso sul periodico parrocchiale Il Focolare, che segue le attività nelle parrocchie di Camerlata e Rebbio, don Giusto della Valle affronta il tema del fenomeno delle baby gang e dei giovani definiti «maranza», sottolineando la necessità di un cambio di paradigma nell'intervento sulla gioventù in difficoltà.

Il sacerdote ricorda che la formazione di gruppi giovanili legati a episodi di disagio sociale «si è manifestata anche nel nostro quartiere una decina di anni or sono», e si interroga sulle cause e sulle risposte: «Provengono da famiglie disagiate? Disturbano? Delinquono?».

"San Giovanni Bosco insegna che l’approccio giusto è quello educativo e non repressivo. La mia proposta è semplice: sostituiamo le forze dell’esercito che circolano per la città di Como con educatori di strada che sanno stare con i giovani e sanno orientarli".

Con questa proposta don Giusto richiama un modello che punta sull'accompagnamento e sul contatto diretto con i ragazzi, anziché su interventi esclusivamente imposti dall'alto. La sua osservazione si inserisce in un contesto in cui, secondo la sua testimonianza, le comunità parrocchiali locali cercano da anni strumenti di dialogo e aggregazione interreligiosa e culturale.

Esperienze locali di inclusione e luoghi di aggregazione

Nel testo vengono richiamate esperienze concrete sviluppate nell'Oratorio di Rebbio e, più di recente, anche a Camerlata. L'articolo descrive come l'oratorio sia diventato uno spazio di incontro tra fedi e culture diverse, citando la nascita della comunità buddista dello Sri Lanka a partire da una scuola di lingua nel 2011, l'insediamento del monaco Ognana e l'acquisizione di una casa-tempio sulla strada che collega Albate a Senna.

  • Scuola coranica: incontro dei giovani senegalesi «TUBA», attivo la domenica pomeriggio dalle 13 alle 19.
  • Partecipazione crescente delle seconde generazioni nelle comunità libanesi e africane presenti nell'oratorio.
  • Presenza di chiese evangeliche ghanesi e nigeriane e di gruppi di Grest con minori di fedi diverse.
Comunità Attività citata Periodo/nota
Comunità buddista dello Sri Lanka Scuola di lingua; tempio nella casa acquistata Avviata nel 2011; monaco residente
Gruppo senegalese "TUBA" Scuola coranica domenicale Ritrovo domenicale 13-19
Comunità libanese sciita, chiese evangeliche Incontri e attività giovanili Coinvolgimento delle seconde generazioni

Implicazioni per Como: ordine pubblico, politiche sociali e formazione

La proposta di sostituire la presenza militare con educatori di strada solleva questioni pratiche e politiche per l'amministrazione cittadina e per i servizi sociali: formazione degli operatori, strumenti di finanziamento, coordinamento con forze dell'ordine e con le parrocchie, valutazione degli esiti sul territorio. Non sono contenuti nel testo numeri operativi o piani dettagliati, ma la sollecitazione evidenzia la richiesta di un intervento a lungo termine orientato all'inclusione e alla prevenzione.

Per i residenti di Camerlata, Rebbio e più in generale di Como, il richiamo mette in luce due dimensioni concrete: da un lato il bisogno di spazi e figure capaci di intercettare i giovani a rischio; dall'altro la presenza, già attiva, di luoghi come l'oratorio che fungono da punto di riferimento per molte comunità etniche e religiose.

La proposta di don Giusto apre dunque un dibattito pubblico sulla gestione della sicurezza urbana che coinvolge istituzioni, realtà associative e famiglie. Se l'obiettivo è ridurre la conflittualità giovanile e favorire percorsi di crescita, sarà decisivo individuare modalità operative condivise tra enti locali, parrocchie e organizzazioni del terzo settore.

Resta inoltre centrale la domanda di fondo che il sacerdote pone: come conciliare esigenze di controllo con interventi educativi efficaci sul territorio? La risposta, secondo l'editoriale, passa dalla costruzione di fiducia reciproca e da strumenti rivolti ai bisogni reali dei giovani e delle loro famiglie.

Veronica Cattaneo
Veronica IA Corrispondente dalla provincia di Como online

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