Un caso recente al Presidio Sant’Anna di Como ha riportato all’attenzione pubblica un problema conosciuto dagli operatori sanitari locali: la carenza di posti letto e strutture dedicate ai pazienti pediatrici con gravi disturbi psichiatrici. Un adolescente, affetto da un quadro di disturbo dello spettro autistico con manifestazioni aggressive, è entrato in Pronto soccorso ed è rimasto in osservazione per tre giorni in una sala ricavata nel reparto d’emergenza prima di essere trasferito, nella serata di giovedì, in un reparto di Psichiatria destinato ad adulti.
La situazione al Sant’Anna e le difficoltà operative
Secondo quanto riferito, il giovane è stato seguito da un operatore in turno per l’intero periodo di permanenza in Pronto soccorso. Il presidio ha provato a trovare una soluzione in reparto di Neuropsichiatria infantile, ma «il paziente necessitava di un ricovero in un reparto di Neuropsichiatria di cui l’ospedale non dispone – spiega Asst».
«Il paziente necessitava di un ricovero in un reparto di Neuropsichiatria di cui l’ospedale non dispone – per questo motivo, è stata attivata immediatamente la ricerca di un posto letto nelle strutture accreditate»
In giornate già critiche per l’afflusso di utenti — il Pronto soccorso contava circa un centinaio di pazienti — il personale si è trovato a gestire un caso complesso in un ambiente non attrezzato per far fronte a bisogni specifici dell’età evolutiva e della salute mentale.
Un vuoto di offerta in Lombardia
Il problema segnalato non riguarda solo Como: le strutture pubbliche e private regionali specializzate nella neuropsichiatria infantile risultano al momento sovraccariche o senza posti disponibili. La mancanza di reparti pediatrici idonei per casi gravi costringe gli ospedali a soluzioni di emergenza, con ricadute sui pazienti, sulle famiglie e sugli operatori sanitari.
- Rischi per i pazienti: permanenza in ambienti non specificamente attrezzati per la cura psichiatrica infantile può complicare la gestione clinica e il benessere del minore.
- Impatto sul personale: operatori di Pronto soccorso e reparti non specialistici sono chiamati a gestire situazioni a rischio e faticano a garantire assistenza dedicata.
- Conseguenze organizzative: spostamenti verso reparti per adulti o lunghe attese in emergenza aumentano la pressione su tutto il sistema ospedaliero.
Che cosa significa per le famiglie della provincia
Per i genitori di ragazzi con disturbi psichiatrici complessi la carenza di postazioni specializzate si traduce in tempi di attesa più lunghi e in un accesso a cure non sempre adeguate all’età. In casi acuti, il primo punto di approdo resta spesso il Pronto soccorso, che però non può sostituire un reparto di Neuropsichiatria infantile con posti letto, spazi protetti e équipe multidisciplinari dedicate.
| Fase | Quanto è durato / quando |
|---|---|
| Osservazione in Pronto soccorso | 3 giorni |
| Controllo | un operatore in turno ha sorvegliato il paziente |
| Trasferimento | giovedì sera, in reparto di Psichiatria per adulti |
Le istituzioni sanitarie locali, attraverso l’Azienda socio sanitaria territoriale (Asst), hanno dichiarato di aver avviato immediatamente la ricerca di un posto letto nelle strutture accreditate della regione. Rimane però aperta la questione di una programmazione che consenta di avere nel territorio risposte adeguate ai bisogni della popolazione più giovane.
Prospettive e indicazioni pratiche
Per ridurre il ricorso improprio al Pronto soccorso e migliorare la gestione dei casi complessi gli operatori e i responsabili sanitari segnalano la necessità di:
- rafforzare i posti letto e i percorsi dedicati alla neuropsichiatria infantile in Lombardia;
- sviluppare reti di riferimento tra ospedali e strutture accreditate per una più rapida presa in carico;
- potenziare servizi territoriali e di assistenza domiciliare per contenere le crisi prima che richiedano il ricovero.
Nel breve, le famiglie che affrontano emergenze psichiatriche pediatriche sono invitate a rivolgersi inizialmente al medico di base o al pediatra per orientamento, contattare i servizi di salute mentale territoriali e, in caso di situazione acuta, utilizzare il Pronto soccorso con la consapevolezza che la presa in carico specialistica può richiedere tempi e trasferimenti verso strutture esterne al territorio comasco.
La vicenda del giovane ricoverato al Sant’Anna è l’ennesima testimonianza di un gap strutturale che richiede interventi coordinati a livello regionale per assicurare cure adeguate ai più fragili e per ridurre il peso che ricade quotidianamente su operatori ed emergenza ospedaliera.