La vicenda e la sentenza
Una clinica di Avellino è stata condannata a risarcire una madre coinvolta nello scambio di neonate avvenuto il 9 ottobre 2017. Il Tribunale civile ha stabilito un indennizzo complessivo di circa 114.000 euro, comprendente un risarcimento per danno morale pari a circa 100.000 euro e le spese legali.
Che cosa è accaduto
Secondo la ricostruzione del giudice Antonio Pasquariello, nelle fasi di vestizione dopo il parto due neonate nate lo stesso giorno nella struttura furono scambiate. Le due madri, entrambe residenti ad Atripalda, portarono a casa ciascuna la bambina dell'altra. Il fatto divenne evidente solo l'11 ottobre, poco prima delle dimissioni, quando una delle madri, a seguito di una visita oculistica per un gonfiore agli occhi della neonata, incrociò casualmente l'altra donna e controllò il numero seriale del braccialetto identificativo. Il codice non corrispondeva a quello che le era stato assegnato e che ricordava, chiarendo che entrambe avevano tenuto la neonata sbagliata per circa 48 ore.
Reazioni e conseguenze immediate
- Subito dopo la scoperta si registrarono smarrimento, paura e rabbia da parte dei genitori.
- Le richieste di chiarimenti rivolte alla direzione della clinica aumentarono, fino all'intervento della polizia su sollecitazione dei genitori.
- Il procedimento civile riguarda la domanda avanzata da una sola delle due madri; la sentenza è di primo grado.
Dettagli economici e giuridici
Il verdetto dispone il pagamento di circa 100.000 euro per il danno morale e riconosce altresì il rimborso delle spese legali, per un totale che si aggira sui 114.000 euro. La sentenza si riferisce al giudizio civile promosso da una sola delle madri interessate.
| Elemento | Valore |
|---|---|
| Data dell'evento | 9 ottobre 2017 |
| Durata del contatto errato | Circa 48 ore |
| Risarcimento per danno morale | Circa 100.000 euro |
| Somma complessiva riconosciuta | Circa 114.000 euro |
Impatto locale e questioni aperte
La vicenda riporta al centro dell'attenzione locale temi sensibili come le procedure di identificazione nelle sale parto e la responsabilità delle strutture sanitarie private. Per le famiglie coinvolte si tratta di un trauma prolungato nel tempo, con riflessi sulla fiducia nei confronti della clinica interessata e, più in generale, sui cittadini che si rivolgono a strutture sanitarie del territorio provinciale.
La sentenza di primo grado segna una prima risposta in termini risarcitori, ma non chiude il dibattito: resta infatti la valutazione sulle misure adottate dalla struttura per evitare il ripetersi di simili errori. Non risultano dalla sentenza citazioni dirette rilasciate dalle parti nel contesto della pronuncia pubblicata.
La pronuncia del Tribunale civile è destinata a essere riletta alla luce di eventuali appelli o ulteriori iniziative giudiziarie. Nel frattempo la decisione rappresenta un precedente significativo per le famiglie e per le pratiche sanitarie in provincia di Avellino.