Tre condanne nel filone d'inchiesta sul clan Pesce‑Pistillo
Si è chiuso uno dei capitoli giudiziari legati all'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sul cosiddetto clan Pesce‑Pistillo operante ad Andria. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, ha pronunciato sentenze dopo il rito abbreviato nei confronti di tre imputati, riconoscendoli responsabili di reati gravi con l'aggravante del metodo mafioso.
Le pene inflitte sono le seguenti:
| Imputato | Pena |
|---|---|
| Oscar Davide Pesce | 9 anni di reclusione |
| Gianluca Pesce | 8 anni di reclusione |
| Fabrizio Pesce | 4 anni e 10 mesi; concessi arresti domiciliari lontano da Andria |
Oltre alla pena detentiva, il provvedimento prevede per tutti gli imputati il pagamento di una multa, il rimborso delle spese processuali, il risarcimento dei danni nei confronti del Comune di Andria — costituitosi parte civile — e l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Il contesto delle indagini e gli episodi contestati
L'inchiesta che ha portato all'imputazione riguarda diverse vicende contestate a carico del gruppo, tra cui estorsioni e rapine aggravate dall'associazione di stampo mafioso. Gli accertamenti sono partiti in particolare dopo una deflagrazione avvenuta nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2023 nel quartiere Monticelli, davanti a un'abitazione privata: l'esplosione non provocò feriti ma creò allarme nella comunità e avviò ulteriori approfondimenti investigativi.
Le indagini hanno ricostruito un quadro di pressioni e minacce nei confronti di almeno quattro imprenditori locali, attivi in settori diversi, che secondo gli inquirenti subivano richieste estorsive spesso accompagnate da intimidazioni e aggressioni. Le vittime, riferiscono gli atti, non presentarono denunce formali nonostante le ripetute condotte vessatorie.
Tempistica degli arresti e sviluppi
Nel corso dell'anno successivo all'esplosione, nell'ottobre 2023, furono eseguiti alcuni arresti legati a questo filone investigativo, tra cui due dei tre imputati poi giudicati con il rito abbreviato; il terzo venne arrestato nei mesi successivi. Con le condanne odierne si chiude questo segmento dell'indagine coordinata dalla DDA barese.
- Impatto sulla sicurezza cittadina: le sentenze rappresentano un passo avanti nelle risposte giudiziarie alla criminalità organizzata operante ad Andria.
- Protezione degli imprenditori: emerge la necessità di misure associative e istituzionali per sostenere le vittime che, per timore, spesso non denunciano.
- Ruolo dell'amministrazione: la costituzione di parte civile del Comune sottolinea l'interesse pubblico e il danno subito dalla comunità.
Le decisioni del Gup sono il frutto dell'attività istruttoria della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e del lavoro investigativo che ha permesso di collegare episodi di intimidazione e violenza a una struttura associativa ritenuta di tipo mafioso. Per la città resta ora aperto il tema delle misure di tutela per le categorie economiche colpite e della prevenzione per evitare il ripetersi di simili fenomeni.
Eventuali sviluppi processuali, compresi eventuali appelli o altri filoni investigativi relativi al medesimo clan, saranno seguiti dalle autorità giudiziarie competenti e resi noti attraverso i canali ufficiali.