Vertice regionale a Piacenza sul contenimento della PSA: la preoccupazione degli allevatori
Si è svolto nei giorni scorsi a Piacenza, presso la sede di Confagricoltura al Palazzo dell’Agricoltura, un incontro allargato della sezione suinicola dell'Emilia-Romagna dedicato alla situazione della Peste Suina Africana (PSA) e alle ripercussioni sul comparto regionale. All’appuntamento hanno partecipato rappresentanti delle sezioni provinciali e aziende suinicole, in presenza e in videocollegamento da altre province.
Fra i presenti figuravano i vertici della federazione regionale: Marcello Bonvicini (presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna), Umberto Gorra (presidente Confagricoltura Piacenza), Giovanna Parmigiani (presidente della sezione suinicola di Piacenza), Andrea Beltrami (presidente della sezione regionale) e Rudy Milani (presidente FNP Allevamenti Suini di Confagricoltura).
"La sensazione è veramente di assoluta non curanza e non attenzione"
La critica, espressa dalla presidente della sezione suinicola piacentina, ha caratterizzato il tono dell’incontro: gli allevatori ravvisano una risposta istituzionale non adeguata rispetto alla gravità del rischio di diffusione della PSA. Dall’altra parte, il presidente regionale Bonvicini ha sottolineato che, oltre alle risorse, il punto centrale è l’efficacia e la tempestività dell’organizzazione delle attività di contenimento.
Fra risorse stanziate e nodo operativo
La Regione Emilia-Romagna ha stanziato risorse aggiuntive per rafforzare il controllo dei cinghiali; in particolare è stato ricordato un finanziamento pari a 1,6 milioni di euro. Tuttavia, per i rappresentanti degli allevatori il problema non si risolve soltanto con i fondi: serve una struttura operativa capace di intervenire rapidamente e coordinare le attività di depopolamento nelle aree collinari e montane, dove la presenza venatoria e la conformazione del territorio rendono più complessa la gestione della fauna selvatica.
- Richiesta di maggiore rapidità e coordinamento nelle operazioni di contenimento.
- Preoccupazione per la tenuta del reddito degli allevamenti suinicoli locali.
- Necessità di un piano operativo che tenga conto delle specificità territoriali.
Il confronto ha messo in luce come, nelle zone collinari e montane dell’Emilia-Romagna, il cinghiale sia specie di interesse venatorio diffuso: ciò complica le misure di riduzione delle popolazioni. Gli allevatori chiedono quindi che le azioni di controllo siano progettate tenendo conto delle pratiche venatorie e delle tempistiche di intervento, per evitare buchi temporali che favoriscano il diffondersi del virus.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Luogo del vertice | Palazzo dell’Agricoltura, Piacenza |
| Rappresentanti principali | Bonvicini, Gorra, Parmigiani, Beltrami, Milani |
| Fondo regionale indicato | 1,6 milioni di euro |
Per la provincia di Piacenza, dove l’allevamento suinicolo è componente significativa dell’economia rurale, la preoccupazione principale rimane la tenuta delle filiere e la prevenzione dei focolai. Un’eventuale diffusione della PSA comporterebbe non solo danni diretti alle aziende, ma anche possibili restrizioni commerciali e conseguenze sulle esportazioni.
Gli allevatori presenti hanno dunque chiesto alle istituzioni un impegno più incisivo sul piano organizzativo e operativo, affinché i finanziamenti stanziati si traducano in interventi tempestivi sul territorio. Le prossime settimane saranno utili per verificare se il confronto avviato a Piacenza porterà a misure concrete e a un coordinamento più efficace fra enti regionali, realtà agricole e operatori venatori.
We News seguirà l’evoluzione della situazione e gli sviluppi delle decisioni istituzionali che interesseranno gli allevamenti della provincia.