Accuse e rilievi del procuratore: arma da guerra e legami più stretti tra mandamenti
Durante l'audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, il procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia, ha posto l'attenzione su un quadro preoccupante che interessa in modo diretto la provincia di Agrigento. Secondo il magistrato, l'uso del kalashnikov sarebbe diventato «ordinario», impiegato in particolare sul territorio agrigentino per atti di intimidazione nei confronti di commercianti e imprenditori.
Il procuratore ha riferito che, nel corso delle indagini condotte dalla Direzione distrettuale, si rinvengono frequentemente bossoli e reperti compatibili con questo tipo di arma. Un elemento che, a suo avviso, segnala un aumento della gravità e della pericolosità delle modalità di intimidazione criminale.
Il quadro investigativo: traffico di droga e alleanze
Nel corso dell'intervento è stato ribadito come le attività investigative sul traffico di stupefacenti abbiano evidenziato la presenza di più organizzazioni dedite al commercio di droghe, con rifornimenti provenienti da Calabria e Roma. De Lucia ha sottolineato che nel 2025 sono state condotte indagini che hanno permesso di accertare questa realtà.
Un dato ritenuto di «assoluta novità» dal procuratore riguarda la sinergia riscontrata tra Cosa Nostra agrigentina e quella palermitana. A supporto di questa analisi è intervenuto anche il procuratore aggiunto Carlo Marzella, che ha definito la relazione tra le famiglie mafiose della provincia e quelle di Palermo come la più stretta osservata dagli anni di Provenzano.
"Era dai tempi di Provenzano che non accertavamo un legame così stretto tra Cosa nostra agrigentina e quella palermitana."
Secondo gli inquirenti, la collaborazione sul traffico di stupefacenti ha confermato «il carattere profondamente unitario dell'organizzazione mafiosa», segnalando dunque una riorganizzazione e un aumento della capacità criminale di operare su più territori.
Collaboratori di giustizia: la carenza nella provincia
Un altro passaggio rilevante dell'audizione ha riguardato la scarsità di collaboratori di giustizia provenienti dalla provincia di Agrigento. De Lucia ha osservato che "ad Agrigento, da molto tempo, non registriamo collaboratori di giustizia" e che questa assenza limita la capacità degli uffici giudiziari di aggiornarsi sull'evoluzione delle organizzazioni criminali.
Nel suo ragionamento, la mancanza di persone disposte a collaborare sarebbe indice di un'intensificazione della coesione e della capacità di intimidazione delle stesse cosche, riducendo la possibilità per gli investigatori di ottenere informazioni dirette sull'organizzazione interna.
Impatto per il territorio e possibili conseguenze
Per i cittadini e per gli operatori economici della provincia, le affermazioni dei magistrati implicano un rischio concreto: l'impiego di armi di tipo militare per finalità intimidatorie e la rete criminale rafforzata possono incidere sulla sicurezza dei quartieri, sulla libera attività commerciale e sulle scelte di investimento nel territorio.
- Allerta sicurezza: maggiore presenza di armi pesanti segnala un'escalation nelle modalità di intimidazione.
- Indagini e persecuzioni: la riemersione di legami tra mandamenti può orientare nuove indagini coordinate tra procure e forze di polizia.
- Protezione dei testimoni: la mancanza di collaboratori rende più urgente il rafforzamento degli strumenti di protezione e delle misure investigative.
Il richiamo della DDA e dei pubblici ministeri alla necessità di monitorare i flussi di droga e i collegamenti tra famiglie mafiose evidenzia come le attività investigative dei prossimi mesi potrebbero concentrarsi sul contrasto ai traffici internni e alle rotte di rifornimento, oltre che sul recupero di eventuali fonti di informazione sul territorio.
| Voce | Rilevanza |
|---|---|
| Arma segnalata | Kalashnikov (uso abituale secondo la DDA) |
| Fonti di rifornimento stupefacenti | Calabria, Roma |
| Collaborazione tra procure | Indagini 2025 e analisi della DDA |
Le dichiarazioni rese in sede parlamentare segnaleranno probabilmente ulteriori sviluppi investigativi e politiche locali di contrasto. Per la comunità agrigentina resta centrale la domanda su come rafforzare il presidio dello Stato sul territorio e garantire sicurezza a commercianti, imprenditori e cittadini.