Allarme qualità dell'acqua nel tratto pavese del Ticino
Il fiume Ticino che attraversa la provincia di Pavia mostra segnali di criticità legati a inquinanti chimici persistenti e a una gestione territoriale che, secondo gli esperti, non è ancora adeguata alle sfide poste dalla crisi climatica. L'allarme è stato lanciato durante un biotalk organizzato in occasione del Big Jump 2026, con la partecipazione di ricercatori dell'Università di Pavia, del progetto europeo Guardias, della protezione civile e del Comune, oltre a rappresentanti di Legambiente.
Nel corso dell'iniziativa, oltre al tradizionale flash mob con il tuffo simbolico nel fiume, sono stati presentati i dati di monitoraggio su cui si basa il giudizio sullo stato ecologico: in base ai monitoraggi di Arpa Lombardia riferiti al periodo 2014-2019, soltanto il 38% dei fiumi e il 51% dei laghi raggiungono lo stato ecologico «buono» previsto dalla direttiva europea sulle acque.
| Parametro | Percentuale in stato «buono» |
|---|---|
| Fiumi | 38% |
| Laghi | 51% |
Secondo Arpa Lombardia, lo stato ecologico del Ticino nel tratto pavese è «appena sufficiente», con il rilevamento di molecole come il glifosato e il suo prodotto di degradazione AMPA che contribuiscono al peggioramento. Sul fronte dello stato chimico, viene segnalato il superamento dei limiti per il PFOS, una sostanza appartenente alla famiglia dei PFAS, indicata tra le più critiche per la qualità delle acque.
La discussione pubblica ha messo in luce non solo il profilo tecnico del problema, ma anche le possibili ricadute per la popolazione e per le attività economiche legate al fiume: dalla balneazione ricreativa a usi agricoli e ricreativi, fino alla biodiversità del corridoio fluviale. È emersa inoltre la necessità di aumentare la consapevolezza cittadina riguardo all'impatto delle specie aliene sulla biodiversità autoctona, tema affrontato dal progetto Guardias.
Durante l'incontro hanno preso la parola rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni; tra loro, un intervento riportato dagli organizzatori sottolinea la necessità di un cambio di passo nella visione della tutela ambientale. In particolare è stata citata la posizione di Legambiente.
"Ci troviamo davanti a un cambiamento ambientale che deve essere affrontato con la giusta visione – osserva Lorenzo Baio, responsabile acq
Per la provincia di Pavia le indicazioni emerse durante il biotalk indicano priorità operative chiare: migliorare il monitoraggio delle sostanze chimiche, intervenire sulle fonti puntuali e diffuse di inquinamento, promuovere pratiche agricole e urbane meno impattanti e rafforzare la governance territoriale per rispondere ai rischi connessi ai mutamenti climatici.
- Rafforzamento del monitoraggio chimico e biologico nel Ticino;
- Interventi su scarichi e pratiche agricole responsabili per ridurre glifosato e PFAS;
- Coinvolgimento di cittadini e scuole su educazione ambientale e prevenzione.
Le evidenze presentate si fondano sui dati ufficiali di Arpa Lombardia e sulle osservazioni degli esperti intervenuti. Per i pavesi, il messaggio è che la tutela del fiume richiederà un coordinamento tra enti locali, comunità scientifica e cittadini, con scelte operative che abbiano ricadute concrete sulla qualità dell'acqua e sulla sicurezza degli usi connessi al Ticino.