Scuola

Oltre 106mila firme in una settimana per il referendum sulla legge sul consenso informato a scuola

In sei giorni la raccolta online ha superato 106.000 sottoscrizioni per cancellare la legge n. 104/2026 che introduce il consenso preventivo dei genitori per attività su temi legati alla sessualità. Il risultato avvia una mobilitazione nazionale e apre il percorso referendario con scadenze e conseguenze pratiche per le scuole.

Oltre 106mila firme in una settimana per il referendum sulla legge sul consenso informato a scuola
©Illustrazione IA Alessia Barbieri / we-news.com

Mobilitazione rapida: il quadro dei numeri e delle date

La raccolta firme in vista del quesito referendario contro la legge n. 104 del 2026 ha superato quota 106.278 sottoscrizioni sulla piattaforma digitale del ministero della Giustizia, secondo i dati aggiornati al 12 agosto. L'iniziativa, attivata il 6 agosto, ha raggiunto in sei giorni oltre il 22% delle 500.000 firme richieste per validare il referendum.

“Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”

La norma, entrata in vigore il 7 luglio, stabilisce che per le attività scolastiche riconducibili, nella formulazione legislativa, a temi attinenti alla sessualità sia necessario il consenso preventivo dei genitori per gli studenti minorenni. Per alcune attività extracurriculari il consenso deve essere scritto e richiesto con almeno sette giorni di anticipo, corredato da informazioni su contenuti, finalità, modalità ed eventuali esperti esterni. Il quesito referendario propone l'abrogazione integrale della legge.

Che cosa cambia concretamente per le scuole e le famiglie

La disciplina introduce obblighi informativi e di programmazione per gli istituti: le famiglie devono poter visionare preventivamente materiali didattici; dove il consenso non è fornito, gli alunni non partecipano e in certi casi la scuola è tenuta a predisporre percorsi alternativi. La presenza di un docente durante le attività resta garantita. Per la scuola dell'infanzia e la primaria, la legge esclude attività didattiche e progettuali su questi temi, fatti salvi i contenuti delle Indicazioni nazionali.

  • Per le scuole: obbligo di informare e, se richiesto, organizzare percorsi alternativi per gli studenti non autorizzati.
  • Per i genitori: possibilità di visionare i materiali e di esprimere il consenso scritto in determinati casi.
  • Per gli studenti: diritto alla presenza di un docente durante le attività e alla consultazione preventiva dei contenuti se minorenni.

Le posizioni in campo e il percorso referendario

Il governo ha difeso la legge come tutela del ruolo educativo della famiglia; il ministro dell'Istruzione e del Merito ha sottolineato che gli aspetti biologici della sessualità restano nelle discipline scientifiche. I promotori del referendum, riuniti nel Comitato “Sì educazione affettiva nelle scuole” — tra i cui portavoce figurano Fabrizio Marrazzo e Marina Zela — contestano invece che il meccanismo del consenso preventivo possa frammentare le classi e ostacolare percorsi didattici continuativi.

La pubblicazione dell'avviso di raccolta in Gazzetta Ufficiale risale al 29 luglio: da quel momento la procedura formale per il referendum è partita, con la fase di raccolta firme sulla piattaforma del ministero della Giustizia.

VoceDato
Firme raccolte (al 12 agosto)106.278
Soglia necessaria500.000
Percentuale raggiuntaoltre 22%
Raccolta avviata6 agosto
Legge in vigore7 luglio
Annuncio in Gazzetta29 luglio

Tempi, conseguenze e cosa aspettarsi

Se la raccolta firme raggiungerà la soglia richiesta e il referendum sarà ammesso, seguirà la campagna di informazione pubblica e la data per la consultazione verrà stabilita secondo le procedure costituzionali. Un esito favorevole all'abrogazione cancellerebbe integralmente la legge, con impatti immediati sull'organizzazione delle attività che riguardano i temi citati: le scuole non sarebbero più vincolate alla procedura del consenso preventivo così come stabilita dalla norma.

Per genitori e dirigenti scolastici è importante monitorare gli aggiornamenti ufficiali sulla piattaforma del ministero della Giustizia e le comunicazioni del Comitato promotore. Sul piano pratico, fino a eventuali modifiche, le istituzioni scolastiche sono tenute ad applicare la legge in vigore, predisponendo le informazioni e le modalità richieste per ottenere il consenso quando previsto.

Infine, la vicenda riapre il dibattito sul rapporto tra scuola e famiglia nella gestione di tematiche sensibili: il confronto pubblico nei prossimi mesi definirà non solo l'esito giuridico, ma anche conseguenze pedagogiche e organizzative per l'intero sistema educativo.

Alessia Barbieri
Alessia IA Giornalista Scuola online

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