Operazione dei carabinieri contro il traffico illecito di materiali ferrosi
Un'operazione scattata all'alba ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 23 persone e di 4 società nell'ambito di un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti che interessa le province di Parma e Reggio Emilia. Le attività investigative, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, hanno portato al sequestro di 4 siti di stoccaggio abusivi e al recupero di evidenze su una rete che, secondo gli inquirenti, raccoglieva e rimetteva sul mercato materiali trattati illecitamente.
Secondo gli accertamenti, i rifiuti — prevalentemente materiali ferrosi provenienti da piccole e medie imprese, officine meccaniche, cantieri edili e privati cittadini — venivano raccolti e convogliati in aree non autorizzate. Qui sarebbero stati smontati e lavorati senza le dovute precauzioni ambientali, quindi reinseriti nel circuito commerciale attraverso quattro aziende di recupero che avrebbero acquistato il materiale.
- Coinvolgimento territoriale: tre imprese con sede nella provincia di Parma e una con sede nella provincia di Reggio Emilia, a Chiozza di Scandiano.
- Personale e mezzi: gli autocarri impiegati per i trasporti non risultano conformi alla normativa sul trasporto di rifiuti.
- Gruppi familiari: il nucleo principale degli indagati è rappresentato da una famiglia di origine calabrese residente in Emilia, con il coinvolgimento di altri tre gruppi familiari, anche di origine sinti.
L'operazione è stata condotta da circa 100 carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Venezia insieme al Gruppo Carabinieri Forestale di Parma. Le investigazioni, avviate nel 2022, si sono basate su osservazioni, pedinamenti, tracciamenti GPS e videoriprese anche tramite droni.
Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno ricostruito oltre 500 trasporti abusivi in uscita dai siti non autorizzati, con una movimentazione complessiva stimata in oltre 650 tonnellate di materiale. La commercializzazione dei materiali trattati illegalmente avrebbe generato un profitto illecito stimato in circa 300.000 euro, oltre al vantaggio economico per le attività che non hanno rispettato le norme ambientali.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Indagati | 23 persone |
| Società iscritte | 4 |
| Siti sequestrati | 4 |
| Trasporti ricostruiti | oltre 500 |
| Materiale movimentato | oltre 650 tonnellate |
| Profitto illecito stimato | circa 300.000 euro |
Le contestazioni formulate nei confronti dei rappresentanti legali delle imprese acquirenti comprendono l'ipotesi di concorso nel reato, sulla base del sospetto che tali società abbiano conseguito un vantaggio economico dall'acquisto di materiali trattati in maniera illecita. Inoltre, l'utilizzo di mezzi non conformi per il trasporto dei rifiuti rappresenta un ulteriore elemento rilevante ai fini delle accuse.
Per la provincia di Reggio Emilia il caso assume rilievo anche per la presenza di un sito con sede a Chiozza di Scandiano, dove sarebbe stata attiva una delle società di recupero coinvolte. Il sequestro dei siti e le indagini in corso determineranno ora l'approfondimento sulle modalità operative, la quantificazione dei danni ambientali e le responsabilità amministrative e penali.
Le ricadute pratiche sul territorio interessano aspetti diversi: la tutela ambientale, il rischio di dispersione di materiali pericolosi, la concorrenza sleale nei confronti di operatori che rispettano le normative e il necessario controllo sui flussi di rifiuti metallici. Le autorità competenti procederanno nelle prossime settimane con accertamenti tecnici e analisi dei materiali sequestrati, nonché con la prosecuzione delle verifiche patrimoniali e societarie.
Gli sviluppi dell'inchiesta saranno comunicati dagli organi inquirenti; intanto le forze dell'ordine hanno rafforzato l'attenzione sul tema del riciclo e dello smaltimento dei rifiuti nel territorio provinciale, settore che richiede controlli continui per prevenire fenomeni illeciti e tutelare sia l'ambiente sia l'economia locale.