Una pronuncia che orienta la transizione
La Corte Costituzionale ha confermato il divieto di installare impianti fotovoltaici a terra sui terreni agricoli previsto dal decreto Agricoltura. La decisione, accolta con favore da Coldiretti Puglia, ridefinisce i confini della transizione energetica in Italia, richiamando la necessità di conciliare obiettivi climatici e tutela del suolo, risorsa limitata e non rinnovabile.
Il nodo: terra fertile e produzione di cibo
Al centro del caso c’è la difesa dei suoli coltivabili, soprattutto in aree dove l’installazione di pannelli a terra ha già sottratto porzioni significative di superfici produttive. In Puglia, secondo dati ISPRA sul consumo di suolo citati dall’associazione agricola, gli impianti fotovoltaici a terra hanno tolto 758 ettari all’uso agricolo. Nel commento, Coldiretti Puglia lega la sentenza al principio di salvaguardia della funzione primaria dei campi: garantire cibo, presidio del paesaggio e sicurezza alimentare.
| Area | Superficie sottratta | Fonte |
|---|---|---|
| Puglia | 758 ettari | ISPRA (consumo di suolo) |
Le reazioni del mondo agricolo
Nel giudizio degli agricoltori pugliesi, la pronuncia non frena la transizione energetica, ma ne ricalibra gli strumenti. Il presidente regionale di Coldiretti, Alfonso Cavallo, sottolinea la centralità del suolo coltivabile come bene finito. In linea, il direttore Pietro Piccioni richiama l’esigenza di non contrapporre filiere energetiche e agricole.
«La transizione ecologica non può avvenire sacrificando il suolo agricolo, una risorsa limitata e non rinnovabile»
La posizione dell’organizzazione converge su un principio: energia e agricoltura devono procedere insieme, evitando pratiche che rendano i terreni improduttivi o riducano le superfici utili alle colture.
Dove puntare: tetti, agrivoltaico e comunità energetiche
Nelle proposte operative, Coldiretti Puglia indica una gerarchia di soluzioni considerate «compatibili» con la produzione primaria:
- Impianti su tetti di stalle, capannoni e fabbricati rurali, per sfruttare superfici già impermeabilizzate.
- Agrivoltaico sostenibile con strutture sollevate dal suolo, per consentire coltivazioni e pascolo sotto i moduli.
- Comunità energetiche rinnovabili, in grado di promuovere autoconsumo e benefici diffusi nei territori rurali.
Secondo l’associazione, questi modelli possono migliorare la resilienza delle colture agli effetti del cambiamento climatico e creare nuove opportunità di reddito per le imprese agricole, coniugando riduzione delle emissioni e valorizzazione del territorio.
Il punto di equilibrio tra obiettivi climatici e suolo
La conferma del divieto chiama istituzioni e operatori a strutturare un percorso che eviti lo sfruttamento dei terreni più fertili. La questione riguarda non solo l’allocazione delle tecnologie rinnovabili, ma la definizione di criteri per distinguere aree idonee e non idonee, dando priorità alle superfici già edificate o a infrastrutture esistenti. In questa cornice, la sentenza rafforza l’idea di una pianificazione energetica che contempli la salvaguardia del paesaggio agrario e dei servizi ecosistemici forniti dal suolo.
Le ricadute per le filiere e per i territori
Per l’agroalimentare pugliese e nazionale, l’indicazione della Consulta può tradursi in un’accelerazione delle alternative compatibili: dal fotovoltaico su coperture agricole all’agrivoltaico «a doppio uso». In parallelo, le comunità energetiche possono diventare strumenti per trattenere valore nei territori, favorendo l’autoproduzione e la condivisione dell’energia in chiave di sviluppo locale. La sfida sarà progettuale e regolatoria: definire standard tecnici, garantire la continuità delle attività agricole e promuovere investimenti mirati, senza rallentare gli obiettivi di decarbonizzazione.
Cosa cambia ora
La pronuncia non chiude la porta alle rinnovabili in ambito rurale: orienta, piuttosto, la scelta dei siti e delle tecnologie. Con il divieto di fotovoltaico a terra sui terreni agricoli confermato, cresce il peso delle soluzioni che non consumano suolo produttivo. Il messaggio che arriva dal mondo agricolo è netto: transizione sì, ma senza erodere la base agricola del Paese. Un equilibrio che, nella prospettiva indicata, passa per tetti, agro-sistemi integrati e reti energetiche di comunità.