Indagini concluse per un agente della Squadra Volanti di Catanzaro
La Procura ha notificato nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini a carico dell’ispettore di Polizia Simone Cortese, 39 anni, in servizio presso la Squadra Volanti di Catanzaro. Secondo quanto riportato dagli atti, all’agente sono contestati 155 accessi abusivi a banche dati interforze e al sistema di controllo targhe e transiti (SDI), oltre a un capo di imputazione per corruzione nell’ambito di un’ipotesi di reato collegata a un imprenditore coinvolto nell’inchiesta.
L’accusa di corruzione è contestata in concorso con l’imprenditore Paolo Paoletti, difeso dall’avvocato Sergio Rotundo. Secondo la ricostruzione contenuta nell’avviso, Paoletti avrebbe richiesto allo stesso Cortese verifiche su tre veicoli di suo interesse e l’ispettore avrebbe effettuato gli accessi alle banche dati per fornire le informazioni richieste.
Il fascicolo, nella parte relativa agli accessi abusivi, descrive soggetti le cui posizioni sarebbero state consultate: tra questi figurano calciatori, avvocati, conoscenti dell’ispettore e parenti. Gli inquirenti hanno quantificato in 155 gli accessi ritenuti illeciti, una cifra che delimita la portata degli accertamenti tecnici svolti finora.
- Indagato: Ispettore Simone Cortese, 39 anni.
- Accessi contestati: 155 accessi abusivi alle banche dati.
- Ipotesi di corruzione: in concorso con l’imprenditore Paolo Paoletti.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Numero accessi contestati | 155 |
| Età dell'ispettore | 39 anni |
| Veicoli al centro della verifica | 3 |
La vicenda è emersa con la notifica formale dell’avviso di conclusione delle indagini, atto che non rappresenta una condanna ma segnala il superamento della fase istruttoria e la volontà della Procura di procedere eventualmente con richieste di rinvio a giudizio. Gli interessati, secondo la prassi, hanno ora la possibilità di chiedere di essere interrogati o di produrre memorie prima che la Procura valuti i passi successivi.
Per la cittadinanza e per gli operatori delle forze dell’ordine locali la notizia solleva questioni pratiche e di fiducia: l’uso improprio di banche dati sensibili può avere conseguenze rilevanti per la privacy e per la sicurezza delle persone i cui dati sarebbero stati consultati senza motivazione ufficiale. Le banche dati menzionate negli atti sono strumenti istituzionali fondamentali per l’attività investigativa e di pubblica sicurezza, il cui impiego è rigorosamente regolato proprio per prevenire abusi.
Non risultano al momento altre comunicazioni ufficiali né da parte della questura né da parte della difesa oltre a quanto riportato nell’avviso di chiusura indagini. L’articolo completo sull’episodio è disponibile sull’edizione cartacea e digitale della testata che ha riportato i dettagli dell’avviso.
Le implicazioni pratiche per Catanzaro riguardano sia l’immagine dell’amministrazione della sicurezza pubblica sia le possibili ripercussioni sulle indagini in cui l’ispettore era eventualmente coinvolto. Se le contestazioni fossero confermate nelle fasi successive del procedimento, si aprirebbero profili disciplinari e penali con possibili provvedimenti nei confronti dell’agente e verifiche sulle modalità di accesso e controllo alle banche dati in uso agli uffici locali.
La vicenda resta al centro dell’attenzione locale: i prossimi atti dell’autorità giudiziaria chiariranno se le ipotesi contestate diventeranno oggetto di processo e quali saranno, di conseguenza, le ripercussioni sul personale e sui procedure operative della polizia cittadina.