PIACENZA — Una tappa che segna la memoria e rilancia il domani della nostra filiera agroalimentare. Nel pomeriggio del 2 luglio a Palazzo Gotico si è tenuto il convegno “Respirare il futuro”, occasione scelta per celebrare i trent’anni dalla registrazione a Denominazione di origine protetta (Dop) di Coppa piacentina, Salame e Pancetta piacentina, riconoscimento arrivato nel 1996 e fondato sul quadro europeo tracciato dal Regolamento (CE) 2081/92, aggiornato dal Regolamento (UE) 1143/2024.
Unicità di territorio e filiera unita
La nostra è l’unica provincia europea a poter vantare tre Dop nel comparto della salumeria. Un primato che non è soltanto etichetta, ma sintesi di competenze, terreni, microclima, tecniche e saperi tramandati. Proprio per consolidare e rafforzare questo capitale, il Consorzio Salumi Tipici Piacentini (fondato nel 1971) e il Consorzio di Tutela Salumi Dop Piacentini (soggetto giuridico di tutela dal 2005) hanno annunciato di operare con una governance unitaria e una co-progettazione totale, così da migliorare rappresentanza, promozione e vigilanza.
«Patrimonio di 4 miliardi di euro in Emilia-Romagna, un patrimonio anche sociale»
La sottolineatura dell’assessore regionale Alessio Mammi richiama l’impatto non solo economico ma pure comunitario della qualità certificata. Nel solco della stessa responsabilità si è espresso il presidente del Consorzio Antonio Grossetti, che ha ribadito l’importanza di procedere
«ma senza mai dimenticare»le radici, il lavoro delle generazioni passate e il valore di proporre
«prodotti di ‘talento’».
I tre salumi Dop piacentini
| Prodotto | Riconoscimento |
|---|---|
| Coppa piacentina Dop | 1996 |
| Salame piacentino Dop | 1996 |
| Pancetta piacentina Dop | 1996 |
Dal regolamento europeo al mercato: perché conta oggi
La cornice regolatoria, nata con l’istituzione delle Dop e delle Igp nel 1992, risponde a due esigenze: tutelare i prodotti legati a un territorio da imitazioni e offrire al consumatore garanzie sull’origine e sulla qualità. Per la provincia di Piacenza significa proteggere tre specialità che esprimono un unicum produttivo. Oggi la sfida è trasformare questo patrimonio in leva competitiva sui mercati globali: la tracciabilità e la certificazione diventano requisiti decisivi per accedere a canali premium, contrastare la concorrenza sleale e fidelizzare nuovi pubblici in Italia e all’estero.
Le priorità emerse dal convegno
- Fare sistema: un coordinamento più stretto tra consorzi, imprese, istituzioni locali e regionali per condividere strategia, investimenti promozionali e tutela legale.
- Valorizzare la qualità: rafforzare i controlli, raccontare in modo chiaro le specificità dei disciplinari e i legami con il territorio.
- Accompagnare le Pmi: supporto tecnico e manageriale per affrontare digitalizzazione, export, logistica e nuovi mercati.
- Ricambio generazionale: trasferire competenze ai giovani, mantenendo il “saper fare” che ha permesso alle tre Dop di affermarsi.
Impatto locale e prospettive
Per le aziende piacentine della salumeria, la ricorrenza non è autocelebrazione ma un punto di ripartenza. Un fronte comune consente di pianificare meglio azioni di promozione integrata, presidiare le fiere, rafforzare la presenza nel turismo enogastronomico e in ristorazione, e difendere il perimetro del marchio contro usi impropri. L’obiettivo è accrescere il valore aggiunto sulla filiera ampliando le opportunità per allevatori, trasformatori, stagionatori, logistica e distribuzione. Una ricaduta che, come ricordato dalle istituzioni, ha anche natura sociale: occupazione, coesione dei territori, mantenimento di tradizioni e paesaggi produttivi.
Trent’anni dopo il riconoscimento europeo, Coppa, Salame e Pancetta piacentini si presentano dunque con una rotta definita: custodire l’identità, innovare i processi, parlare a mercati sempre più esigenti. Con una certezza condivisa: il valore del marchio Dop nasce in provincia ma compete nel mondo, se la filiera resta unita e coerente con la propria storia.