Allarme occupazione dopo la chiusura dell'area a caldo
Le imprese dell'indotto legate allo stabilimento ex Ilva di Taranto hanno confermato lo stato di agitazione e annunciato la volontà di avviare procedure per il licenziamento collettivo. La decisione è arrivata al termine di una riunione convocata stamane dalle associazioni di categoria che rappresentano le aziende locali.
Alla riunione - svoltasi nell'ambito del "Tavolo Permanente per Taranto" istituito dagli imprenditori due settimane fa - hanno partecipato Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Aigi, Confartigianato e Federmanager. L'incontro è stato indetto per valutare le conseguenze del decreto della Corte d'Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento.
Decisioni e motivazioni
- Proseguire lo stato di mobilitazione di tutte le aziende dell'indotto.
- Procedere con la richiesta di licenziamento collettivo per il personale impegnato nell'area a caldo e, successivamente, per parte del personale dell'area a freddo.
Le associazioni sostengono che la sospensione dell'attività nell'area a caldo comporterà un esubero diretto delle maestranze che operano in quella porzione dello stabilimento e, per effetto a catena, un arresto dell'area a freddo per "mancanza di alimentazione di acciaio".
«Non c'è più tempo da perdere»,
recita una delle affermazioni che le organizzazioni hanno rilanciato a margine dell'incontro, sottolineando la gravità di una crisi definita senza precedenti per il territorio.
Contesto istituzionale e attese
I rappresentanti delle imprese hanno dichiarato di essere in attesa degli esiti dei vertici in corso tra i tecnici del Mimit e i commissari di AdI ed ex Ilva. Tuttavia, l'orientamento emerso oggi è orientato alla necessità di attivare misure immediate, per evitare di trovarsi impreparati di fronte a ricadute occupazionali ed economiche.
| Attori | Decisione |
|---|---|
| Confindustria Taranto, Confapi, Aigi, Confartigianato, Federmanager | Proseguire mobilitazione e richiedere licenziamenti collettivi |
| Tecnici Mimit e commissari AdI / ex Ilva | Vertici in corso, esiti attesi |
Le associazioni hanno inoltre avvertito che gli effetti della chiusura dell'area a caldo potrebbero non rimanere confinati a Taranto, ma interessare «buona parte del Paese», frutto della rete di forniture e lavorazioni connessa all'ex Ilva.
Impatto locale
Per la città e la provincia la prospettiva aperta dalle decisioni odierne rappresenta un banco di prova: la potenziale perdita di posti di lavoro coinvolgerebbe non solo gli addetti diretti dell'indotto, ma avrebbe ricadute su attività terziarie e servizi collegati. Il Tavolo Permanente è nato proprio per cercare soluzioni condivise, ma le opzioni al momento appaiono limitate dall'urgenza della situazione.
Nei prossimi giorni saranno cruciali gli esiti delle interlocuzioni istituzionali in corso. Per i lavoratori, le aziende e le amministrazioni locali resta aperta la partita sulla ricerca di misure utili a ridurre l'impatto occupazionale e a definire percorsi di reimpiego o sostegno. Fino ad allora, la provincia di Taranto si prepara a gestire uno shock economico e sociale dalle dimensioni ancora in via di quantificazione.