Tribunale di Sondrio accerta responsabilità in un caso di diagnosi mancata
Il Tribunale civile di Sondrio ha stabilito che nel caso di una paziente 45enne, deceduta per un'emorragia cerebrale, sussistono «condotte omissive colpose in capo a entrambe le strutture sanitarie» che l'avevano visitata nei giorni precedenti il decesso. La vicenda, conclusasi con una sentenza di primo grado firmata dal giudice Francesco Zapparoli, riguarda visite effettuate al primo ospedale di Como e, il giorno successivo, al pronto soccorso dell'ospedale di Sondrio.
Secondo il dispositivo citato nella pronuncia, alla paziente era stata inizialmente assegnata la diagnosi di cefalea e dimessa senza esami strumentali. Il giorno dopo, nonostante un peggioramento dei sintomi, anche la visita al presidio di Sondrio si concluse, sempre secondo gli atti processuali, con dimissione e senza l'esecuzione di una TAC. Solo quando la situazione si aggravò definitivamente, quattro giorni dopo il primo accesso, la TAC fu eseguita e documentò un «ematoma sottodurale acuto con edema cerebrale diffuso». L'intervento neurochirurgico non è bastato a salvare la paziente.
«condotte omissive colpose in capo a entrambe le strutture sanitarie»
Risarcimento e responsabilità in solido
La sentenza dispone ora che i due ospedali risarciscano in solido i familiari con un importo complessivo di circa 1 milione e 500 mila euro, oltre a interessi e spese legali. La decisione del Tribunale si fonda sulla valutazione che una tempestiva indagine strumentale — in particolare la TAC — avrebbe nella sostanza permesso di individuare la patologia e offrire un'opportunità di sopravvivenza significativamente maggiore: la sentenza riporta che, con diagnosi corretta, la paziente avrebbe avuto circa l'80% di possibilità di sopravvivenza.
- La paziente si era recata al primo ospedale di Como il 3 aprile 2018 con forti cefalee e vomito.
- Il giorno successivo è stata visitata al pronto soccorso di Sondrio in codice giallo e dimessa, senza TAC.
- Il 5 aprile è stata ricoverata in codice rosso: la TAC ha evidenziato un ematoma sottodurale acuto e l'intervento non è riuscito a evitare il decesso.
Implicazioni per i cittadini della provincia
La pronuncia del Tribunale solleva questioni pratiche rilevanti per gli utenti dei servizi sanitari locali: i percorsi diagnostici adottati nei pronto soccorso, i criteri per l'utilizzo di esami strumentali urgenti e la gestione dei casi di cefalea acuta. Per i cittadini significa anche che, in presenza di dolori cranici intensi associati ad altri segnali (come vomito o progressivo peggioramento), potrebbe essere opportuno richiedere chiaramente l'esecuzione di indagini strumentali o il monitoraggio clinico più stretto.
Contesto e prossimo grado di giudizio
La sentenza è di primo grado; eventuali impugnazioni possono modificare la decisione. Resta comunque il fatto che il Tribunale di Sondrio ha riconosciuto una relazione causale tra le omissioni diagnostiche contestate e l'esito fatale. La decisione mette altresì in evidenza il ruolo dei giudici locali nel valutare i protocolli clinici e l'esercizio della responsabilità sanitaria sul territorio.
Per i familiari della vittima la pronuncia rappresenta un riconoscimento della responsabilità civile delle strutture; per la comunità si tratta di un monito a vigilare sui percorsi di cura e a promuovere, all'interno delle strutture sanitarie, procedure che riducano il rischio di diagnosi mancata in casi potenzialmente letali.