Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) ha rilanciato un allarme sulla casa circondariale di Pescara e, a seguito di un sopralluogo, ha chiesto la chiusura dell'istituto di San Donato. La presa di posizione arriva dopo la verifica compiuta il 9 luglio dai rappresentanti regionali e provinciali del Sappe e punta il dito su problemi che, secondo il sindacato, rendono l'attività detentiva e il lavoro del personale non più compatibili con gli standard di sicurezza.
Le criticità emerse dal sopralluogo
Durante l'ispezione i dirigenti sindacali, tra cui il segretario regionale Giuseppe Ninu e i dirigenti provinciali Giovanni Scarciolla e Michele Ripanti, hanno rilevato una serie di anomalie sia strutturali sia organizzative che, a loro avviso, compromettono la gestione quotidiana dell'istituto.
- Sovraffollamento: 396 detenuti presenti a fronte di 276 posti regolamentari, oltre il 40% in eccesso;
- Sezioni non utilizzabili: la prima sezione penale, danneggiata durante la rivolta del febbraio 2025, non è stata riattivata;
- Problemi strutturali e impiantistici: dispositivi di chiusura delle celle giudicati vulnerabili, molte telecamere della videosorveglianza non funzionanti, recinzioni esterne e muro di cinta degradati, montacarichi inutilizzabile;
- Spazi per il personale: aree e servizi considerati insufficienti per le esigenze operative.
Impatto sul territorio e sulle attività della polizia penitenziaria
Per il Sappe queste condizioni non incidono solo sulla sicurezza interna del carcere, ma hanno ricadute sull'intero sistema penitenziario regionale, coinvolgendo risorse umane, organizzazione dei servizi e distribuzione dei detenuti tra le strutture abruzzesi. La richiesta di chiusura dell'istituto di San Donato rappresenta la soluzione radicale prospettata dal sindacato per garantire standard minimi di custodia e tutela del personale.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Posti regolamentari | 276 |
| Detenuti presenti | 396 |
Prospettive e nodi aperti
Al di là della proposta estrema della chiusura, la situazione segnalata solleva questioni concrete: dove ricollocare i detenuti, come intervenire rapidamente sulle strutture danneggiate e quali risorse aggiuntive servirebbero per adeguare impianti e sistemi di sicurezza. La mancata riattivazione della sezione penalizzata dalla rivolta del febbraio 2025 è un punto centrale: finché persisteranno aree non operative, la pressione sugli altri reparti rimarrà elevata.
La nota del Sappe chiede interventi urgenti da parte delle autorità competenti e pone l'accento sulla necessità di una valutazione che tenga insieme esigenze di ordine pubblico, tutela dei diritti dei detenuti e sicurezza del personale penitenziario.
Cosa cambia per i cittadini della provincia
Per i residenti della provincia di Pescara e dell'Abruzzo la vicenda interessa il tema della gestione delle strutture pubbliche e della sicurezza collettiva: eventuali ordini di servizio, trasferimenti di detenuti o interventi di manutenzione straordinaria possono tradursi in ripercussioni logistiche e amministrative per l'intero sistema penitenziario regionale. Le richieste sindacali potrebbero inoltre accelerare interlocuzioni con il Ministero della Giustizia e con la direzione regionale degli istituti penitenziari.
Resta ora da vedere come risponderanno le autorità competenti alla segnalazione del Sappe e quali passi verranno avviati per affrontare le criticità denunciate.