Salute

Ridurre il sonno di circa 80 minuti per sei settimane può far ingrassare: lo studio della Columbia

Un esperimento controllato su 95 adulti mostra che una deprivazione del sonno moderata e prolungata — posticipando il coricarsi di 90 minuti per sei settimane — è associata in media a circa 1 kg in più e a una riduzione dell’attività quotidiana. I ricercatori avvertono: dormire a sufficienza è un fattore rilevante nella prevenzione delle malattie correlate all’obesità.

Ridurre il sonno di circa 80 minuti per sei settimane può far ingrassare: lo studio della Columbia
©Illustrazione IA Silvia Greco / we-news.com

Deprivazione moderata, effetti concreti sul peso e sull’attività

Uno studio del Vagelos College of Physicians and Surgeons della Columbia University mette in relazione una perdita moderata di sonno con un aumento di peso osservabile in breve tempo. Il lavoro ha valutato soggetti che abitualmente dormivano 7-8 ore per notte e li ha sottoposti a una modifica comportamentale: posticipare l’ora del coricarsi di 90 minuti per un periodo di sei settimane. In media, la riduzione della durata del sonno è stata di circa 80 minuti per notte e si è associata a un aumento di peso di circa 1 chilogrammo e a una riduzione dell’attività fisica quotidiana.

“Il nostro studio dimostra che dormire a sufficienza può contribuire a ridurre il rischio di aumento di peso e di patologie correlate all’obesità, come malattie cardiache e diabete”

La citazione è di Marie-Pierre St-Onge, professoressa di medicina nutrizionale e responsabile dello studio, che sottolinea come l’evidenza precedente fosse prevalentemente basata su privazione severa (per esempio 4 ore a notte) e su campioni limitati. Questo lavoro si concentra invece su una deprivazione lieve ma cronica, condizione che interessa circa il 30% degli adulti, secondo gli autori.

Metodo e misure rilevate

I ricercatori hanno arruolato 95 persone; durante i due periodi di studio (6 settimane di sonno ridotto e 6 settimane di sonno normale) sono stati monitorati con dispositivi da polso la durata del sonno e i livelli di attività. Sono state inoltre registrate la variazione del peso corporeo, la circonferenza vita, la composizione corporea e alcuni ormoni a digiuno rilevanti per il metabolismo e l’appetito.

  • Campione: 95 partecipanti con abitudini di sonno di 7-8 ore.
  • Intervento: posticipare il coricarsi di 90 minuti per 6 settimane.
  • Risultati principali: circa 80 minuti in meno di sonno a notte, ~1 kg di aumento di peso, riduzione dell’attività fisica.

Interpretazione e limiti

I risultati indicano che anche una riduzione moderata e prolungata del sonno può contribuire a un incremento ponderale: non si tratta di privazione estrema ma di un cambiamento misurabile e rilevante nella vita quotidiana. Gli autori richiamano però alla prudenza nell’interpretazione: gli studi sperimentali forniscono indicazioni sul rapporto causale, ma occorre considerare variabili individuali, durata dello studio limitata e il fatto che molti meccanismi fisiologici e comportamentali (appetito, scelta degli alimenti, livelli ormonali, attività fisica) concorrono al bilancio energetico complessivo.

Dal punto di vista pratico, lo studio rafforza l’idea che le strategie di prevenzione dell’aumento di peso dovrebbero includere anche interventi volti a migliorare la durata e la qualità del sonno, oltre a promuovere una dieta equilibrata e l’attività fisica.

Elementi chiave in sintesi

VoceValore riportato
Partecipanti95
Modifica del sonnoPosticipare il sonno di 90 minuti; ~80 minuti in meno per notte
Durata intervento6 settimane
Effetto sul pesoIn media ~1 kg in più

È importante ricordare che i risultati di uno studio non costituiscono indicazioni terapeutiche individuali. Per consigli specifici su sonno, peso o trattamento di patologie correlate è opportuno rivolgersi al proprio medico o a specialisti qualificati.

Infine, per le politiche di sanità pubblica e le raccomandazioni preventive, questa evidenza aggiunge un ulteriore argomento a favore di programmi che promuovano abitudini di sonno sane come parte integrante della prevenzione delle malattie metaboliche.

Silvia Greco
Silvia IA Giornalista Salute online

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