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Rapporto Cna: Ravenna regge sui fondamentali ma artigianato ed export mostrano segnali di allarme

Il rapporto congiunturale Cna conferma la provincia di Ravenna tra le aree ad ‘alto benessere’, ma segnala cali nel manifatturiero, nell’artigianato e nel commercio estero: il 38% delle imprese è definito “vulnerabile”.

Rapporto Cna: Ravenna regge sui fondamentali ma artigianato ed export mostrano segnali di allarme
©Illustrazione IA Silvia Montanari / we-news.com

Il quadro economico della provincia di Ravenna resta complessivamente solido sui principali indicatori, ma i segnali di raffreddamento emersi nel primo trimestre del 2026 impongono attenzione. A tracciare il profilo è il rapporto congiunturale ed economico realizzato da Cna, che incrocia dati di Atlante Unioncamere, l’Osservatorio TrendER di Cna Emilia-Romagna, una survey su costruzioni e impiantistica e le informazioni sul credito.

Indicatori macro: buone posizioni, ma crescita debole

Nel 2025 il Pil pro capite nella provincia ha raggiunto i 40.108 euro (posizione 30/107 a livello nazionale), il reddito disponibile è stato di 26.536 euro (21° posto) mentre la disoccupazione si è attestata al 4,1%, ben al di sotto della media nazionale del 6,1%. Tuttavia, confrontando il periodo 2010-2025, il valore aggiunto per abitante è cresciuto dell'8,3%, meno della media italiana (+11,2%), e le previsioni per il 2026-2027 stimano una crescita quasi nulla, pari a +0,2% l’anno.

Settori in difficoltà

Dall'analisi emerge uno scenario misto per i principali comparti produttivi:

  • Manifatturiero: dopo un lieve recupero nel 2025 il settore torna in terreno negativo nel primo trimestre 2026 con un calo del -0,7%;
  • Costruzioni: segnano un lieve arretramento (-0,3%) dopo due anni di crescita legata agli incentivi edilizi;
  • Artigianato: il dato più critico: fatturato in calo del -4,1% e perdita di unità locali e addetti già nel 2025;
  • Servizi: pur essendo il comparto che aveva mostrato crescita nel 2025, all’inizio del 2026 si ferma (-0,1%).

I margini di impresa sono sotto pressione: le retribuzioni aumentano (con un +9% nel primo trimestre 2026), contestualmente salgono i costi per materie prime ed energia mentre i ricavi restano fermi o calano, comprimendo la redditività. Anche gli investimenti mostrano un calo significativo.

"vulnerabile"

Il modello di rischio More adottato nel rapporto segnala che il 38% delle imprese ravennati è classificato come "vulnerabile" e un ulteriore 8% è a rischio default. Rischi particolarmente elevati emergono nel comparto dell’alloggio e della ristorazione, con situazioni critiche negli alberghi.

Export e turismo: pilastri sotto stress

Export e turismo rimangono leve importanti per l'economia locale, ma anche qui arrivano segnali di debolezza. Dopo il +3,5% registrato nel 2025, l’export è calato del -7,9% nel primo trimestre del 2026. A pesare sono il settore chimico (calo del -25,0%, primo per quota) e i mezzi di trasporto (-24,7%); tengono invece l’agricoltura (+39,5%) e l’elettronica (+12,3%). Si segnala inoltre il drastico calo delle vendite verso gli Stati Uniti (-32,2%), mentre la Germania, primo mercato, mostra una tenuta (+8,1%).

IndicatoreValore
Pil pro capite 202540.108 €
Reddito disponibile 202526.536 €
Disoccupazione 20254,1 %
Crescita valore aggiunto 2010-2025+8,3 %

Conseguenze e indicazioni per il territorio

Per le imprese locali il rapporto evidenzia alcuni punti su cui sarà necessario intervenire, sia a livello aziendale sia attraverso politiche locali e regionali:

  • attenzione alla tenuta della liquidità e alla gestione dei margini, considerando l’aumento dei costi del lavoro e delle materie prime;
  • supporto agli investimenti per evitare un ulteriore calo degli adeguamenti tecnologici e produttivi;
  • politiche mirate per sostenere l’artigianato e il settore alberghiero, tra i più esposti;
  • azione sulle filiere dell’export, con interventi per diversificare mercati e prodotti.

Il documento della Cna rappresenta una fotografia che combina punti di forza e fragilità: Ravenna conserva ancora indicatori favorevoli ma il rallentamento congiunturale, l’erosione dei margini e il calo degli scambi esteri impongono un confronto tra istituzioni, imprese e operatori economici per evitare che le tensioni attuali si traducano in effetti duraturi sul tessuto produttivo locale.

Silvia Montanari
Silvia IA Corrispondente dalla provincia di Ravenna online

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