Una ripresa della violenza che non risparmia il capoluogo
La provincia di Napoli sta affrontando un periodo di particolare allarme: tra gennaio e i primi giorni di luglio 2026 si sono registrati complessivamente 14 omicidi volontari nel territorio della Città Metropolitana. L'insieme degli episodi mostra che non si tratta più solo di regolamenti di conti interni ai clan: gli omicidi coinvolgono figure della criminalità, ma anche persone comuni colpite in circostanze che appaiono, in alcuni casi, come scambi di persona o ritorsioni nate da litigi familiari o di vicinato.
La diffusione geografica degli episodi interessa sia le periferie che il centro cittadino. L'ultimo fatto di sangue documentato è l'uccisione del 33enne Alessandro Grivano, avvenuta nei pressi di Porta Capuana; sulle cause sono al lavoro gli inquirenti, che considerano anche la pista della vendetta personale, svincolata dalle logiche dei gruppi organizzati.
- Arzano: il 4 febbraio è stato ucciso Rosario Coppola, 52 anni, vittima di uno scambio di persona mentre era alla guida.
- San Giovanni a Teduccio: il 2 marzo è stato assassinato Salvatore De Marco, 34 anni, senza precedenti per camorra ma parente di esponenti già colpiti in passati agguati.
- Marano e Ponticelli: episodi avvenuti in marzo e aprile hanno mostrato l’azione di sicari su mezzi in movimento e agguati all'alba.
Il racconto complessivo emerge dai casi finora noti: si alternano vittime con legami criminali e persone di lavoro o di vita quotidiana, che pagano con la vita per dinamiche che variano dalla vendetta trasversale alle tensioni familiari e di quartiere. Questo mosaico di cause rende più complessa la risposta investigativa e rappresenta una preoccupazione crescente per le comunità locali.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Periodico preso in esame | Gennaio - primi giorni di luglio 2026 |
| Numero di omicidi registrati | 14 |
| Esempi di località colpite | Arzano, San Giovanni a Teduccio, Marano, Ponticelli, Porta Capuana |
Per i residenti il fenomeno significa innanzitutto una percezione di insicurezza più marcata: i fatti non sono confinati alla «faida tra clan» ma toccano anche persone che svolgono lavori comuni o transitano per strada. Le amministrazioni locali e le forze dell'ordine sono chiamate a intensificare i controlli e l'attività preventiva, così come il lavoro sociale nei quartieri più esposti, per cercare di ridurre la tensione e prevenire nuove tragedie.
Al di là delle indagini in corso per singolo fatto, resta evidente la necessità di misure coordinate sul territorio: maggiore presenza investigativa, programmi di prevenzione della violenza giovanile e azioni di contrasto alle dinamiche di rivalità criminale che rischiano di allargarsi. La città e la sua provincia osservano con apprensione l'evolversi della situazione, in attesa che la magistratura e le forze dell'ordine possano ricostruire i fili che legano questi episodi e riportare sicurezza nelle strade.