Frammentazione, scadenze e confronto con il Sannio
La recente approvazione delle linee guida regionali per il riconoscimento delle Destination Management Organization (DMO) apre una fase cruciale per il turismo in Campania. In provincia di Avellino la risposta degli enti e dei soggetti locali ha prodotto cinque proposte distinte, una pluralità che riporta al centro il tema della governance territoriale e della capacità di fare sistema.
Nel dettaglio, la normativa regionale ha fissato una scadenza per la presentazione delle istanze al 31 marzo. L’obiettivo dichiarato è quello di organizzare il turismo territoriale, superare la frammentazione e costruire destinazioni competitive. Nella pratica, però, la scelta di presentare più DMO rischia di riprodurre proprio quella dispersione che le linee guida intendono correggere.
"L’obiettivo è chiaro: organizzare il turismo territoriale, superare la frammentazione, costruire destinazioni competitive."
Un confronto immediato viene dal Sannio, dove territori con caratteristiche simili hanno scelto una strada diversa: la presentazione di due soli progetti DMO, con identità e confini più riconoscibili. In Irpinia, invece, alla molteplicità delle proposte si aggiunge un quadro storico di sovrapposizioni istituzionali: la Fondazione Sistema Irpinia aveva in passato mappato fino a 25 distretti turistici, mentre la Regione ne individuava cinque. Uno schema che ha spesso reso difficile una comunicazione coerente e l’azione promozionale coordinata a favore dell’intero territorio.
Conseguenze per il territorio e per gli operatori
Per i comuni, per le imprese ricettive e per le cantine locali la questione non è teorica. Una DMO unica e organica potrebbe:
- semplificare la comunicazione esterna verso i mercati turistici;
- consentire una programmazione di eventi e itinerari integrata;
- migliorare l’accesso a finanziamenti e progetti condivisi.
Al contrario, più DMO sullo stesso territorio possono produrre duplicazioni di offerta, sovrapposizione di campagne promozionali e confusione per il turista. Il rischio è di vedere disperso il potenziale di attrazione di prodotti forti dell’Irpinia — come il sistema boschivo, i borghi e le produzioni agroalimentari — senza una regia unitaria che li renda riconoscibili all’esterno.
Le scelte che servono
Gli osservatori che seguono il dossier sottolineano che la scelta ottimale per la provincia sarebbe quella di definire confini e ruoli delle DMO in modo netto: una DMO provinciale con eventuali sub-aree operative solo dove emergono vocazioni realmente differenti. Serve inoltre chiarezza negli assetti di governance e nelle fonti di finanziamento. La partita non è solo istituzionale: riguarda la capacità del territorio di trasformare attrattività paesaggistica e culturale in ricadute economiche misurabili.
Resta aperto il nodo politico-amministrativo: come si coordineranno Provincia, Fondazione, enti locali e operatori privati? La risposta influenzerà la promozione di borghi, percorsi enogastronomici e aree naturali della provincia nei prossimi anni. Fino ad allora, la molteplicità delle proposte rischia di consegnare al mercato un’immagine dell’Irpinia poco chiara e frammentata.
| Voce | Dato |
|---|---|
| DMO proposte in Provincia di Avellino | 5 |
| Distretto mappati dalla Fondazione Sistema Irpinia | 25 |
| DMO presenti nel Sannio (a confronto) | 2 |
Per i cittadini e per gli operatori locali l’esito di questa stagione deliberativa sarà determinante: dalla chiarezza delle scelte dipenderà la capacità del territorio di attrarre visitatori e di valorizzare produzioni tipiche e patrimonio culturale senza disperdere risorse e opportunità.