Il quadro tracciato dallo studio UIL
Uno studio della UIL, costruito sui dati Istat, Inps e Sviluppo Lavoro Italia relativi al biennio 2024-2025, descrive per la provincia di Forlì-Cesena un mercato del lavoro che assume con una certa facilità ma fatica a stabilizzare. I dati fotografano tre problemi principali: l'aumento della disoccupazione, l'ampio divario di genere nell'occupazione e la diffusione della precarietà.
Il tasso di disoccupazione provinciale passa dal 3,5% del 2024 al 4,6% del 2025: un incremento di oltre un punto percentuale e il peggior risultato tra le province dell'Emilia-Romagna prese in esame. In termini assoluti, i disoccupati salgono da circa 6.000 a 9.000.
"Un mercato che assume con facilità e stabilizza con difficoltà"
Lo studio sottolinea anche la persistente disuguaglianza di genere. Nel 2025 lavorano il 79,0% degli uomini e solo il 61,9% delle donne, con un divario occupazionale di 17,1 punti, il secondo più ampio in regione. Il tasso di inattività femminile si attesta al 34,5%, il terzo più alto in Emilia-Romagna. Sul fronte delle retribuzioni, i dati Inps per il 2024 mostrano un differenziale medio annuo: 26.669 euro per gli uomini contro 18.419 euro per le donne, con un gap del 30,9%.
Precarietà: numeri e settori più coinvolti
La precarietà è il terzo fronte critico. Tra gennaio e settembre 2025 in provincia sono stati attivati 96.683 nuovi rapporti di lavoro, di cui l'85,9% a termine, superiore alla media regionale dell'83,2%. I dati Inps sull'intero 2025 portano l'incidenza complessiva della precarietà al 86,6%. Lo studio indica come i giovani e i settori del turismo e dei servizi siano maggiormente interessati da questa instabilità contrattuale.
- Disoccupazione: 3,5% (2024) → 4,6% (2025)
- Disoccupati: circa 6.000 → 9.000
- Nuovi rapporti di lavoro (gen-set 2025): 96.683, con l'85,9% a termine
| Indicatore | 2024 | 2025 |
|---|---|---|
| Tasso di disoccupazione | 3,5% | 4,6% |
| Disoccupati (stima) | 6.000 | 9.000 |
| % nuovi contratti a termine (gen-set) | — | 85,9% |
Impatto locale e questioni aperte
Per i cittadini della provincia questi numeri si traducono in maggiori difficoltà ad accedere a lavoro stabile, pressioni sui redditi delle famiglie e un prolungato ricorso a occupazioni temporanee, spesso mal retribuite. Il forte divario di genere evidenzia inoltre come molte donne, pur disponibili e in età lavorativa, siano fuori dal mercato del lavoro o impiegate in condizioni meno favorevoli rispetto agli uomini.
Le indicazioni della UIL sollevano alcune domande concrete per le istituzioni locali e per il mondo delle imprese: quali politiche attive del lavoro saranno potenziate per favorire la stabilizzazione? Quali misure per ridurre il divario salariale e sostenere il reinserimento al lavoro delle donne? E come intervenire per limitare l'uso eccessivo del lavoro a termine, soprattutto nei settori che impiegano molti giovani?
Fino a quando questi temi non saranno affrontati con interventi mirati, il mercato del lavoro della provincia rischia di rimanere caratterizzato da fragilità strutturali con effetti negativi sul tessuto sociale ed economico locale.