Tecnologia

Cresce l’uso dell’AI negli studi legali ma manca ancora governance e controllo

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano l’adozione dell’intelligenza artificiale negli studi legali sale al 37% nel 2026, ma permangono incertezze su regole, controlli e capacità di trasformare l’uso in valore misurabile.

Cresce l’uso dell’AI negli studi legali ma manca ancora governance e controllo
©Illustrazione IA Andrea Fontana / we-news.com

Un’adozione in crescita, ma non ancora matura

Nel 2026 gli studi legali italiani dichiarano di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale in misura nettamente maggiore rispetto all’anno precedente: dal 17% del 2025 si passa al 37%. È il dato più evidente che emerge dal report annuale dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentato nei giorni scorsi al convegno "Capitale umano e tecnologico, la partita degli Studi professionali".

Il dato è importante perché dimostra che il settore delle professioni giuridiche ha accelerato verso l’adozione dell’AI. Tuttavia, dietro alla percentuale si nascondono fragilità rilevanti: molte applicazioni restano sperimentali o di supporto occasionale, mentre scarseggiano regole chiare, processi di controllo e metriche per misurare il valore professionale derivante dall’uso delle tecnologie.

"un tesoro incompreso"

Così il focus iniziale del report descrive il patrimonio informativo custodito negli studi: non solo i dati personali dei clienti — che sono soggetti a stringenti regole di data protection — ma anche informazioni operative e di contesto, come quali clienti generano più ricavi o quali uffici giudiziari sono più rapidi. Se organizzati e analizzati, questi dati possono diventare una «library» di conoscenze utile per ottimizzare pratiche e processi interni.

Principali criticità emerse

  • Governance insufficiente: molti studi non hanno definito policy, responsabilità e controlli sull’uso dell’AI.
  • Uso non sempre qualificato: predominano impieghi sperimentali o strumentali, difficili da trasformare in benefici misurabili.
  • Divari tra professioni: l’adozione varia rispetto a commercialisti, consulenti del lavoro e grandi studi, con differenze organizzative e di capacità d’investimento.

Queste criticità hanno conseguenze pratiche immediate: senza regole chiare aumentano i rischi di errori operativi, di violazioni della compliance e di una eccessiva dipendenza da strumenti che possono avere limiti di accuratezza o bias. Sul piano deontologico, la responsabilità professionale rimane in capo agli avvocati: l’adozione dell’AI non attenua l’obbligo di valutazione critica dei risultati forniti dagli algoritmi.

Come trasformare il dato in valore

La sfida non è solo tecnologica ma organizzativa. Per ottenere vantaggi concreti gli studi dovrebbero prioritariamente lavorare su:

  • definizione di policy interne per l’uso e la revisione degli output generati dall’AI;
  • investimenti in competenze che permettano di interpretare e validare i risultati;
  • processi per raccogliere, anonimizzare e valorizzare i dati operativi che oggi restano dispersi.

Il percorso è graduale: passare dall’uso occasionale a pratiche consolidate richiede test ripetuti, metriche di efficacia e, non ultima, una sensibilità etica e legale che tuteli il cliente e il professionista.

AnnoPercentuale di studi che dichiarano uso dell'AI
202517%
202637%

Il report del Politecnico fornisce così uno scatto utile: dimostra che l’AI è entrata nel vocabolario degli studi legali italiani, ma mette anche in chiaro che la trasformazione digitale non si esaurisce nell’adozione di strumenti. Serve governance, formazione e un approccio sistemico ai dati per tradurre la tecnologia in un vantaggio professionale stabile e misurabile.

Per il futuro, la progressione dell’adozione sarà significativa non solo per la diffusione degli strumenti, ma soprattutto per la capacità delle strutture professionali di organizzare il dato e gestire i rischi: è questa la partita che determinerà se l’AI resterà uno strumento occasionale o diventerà un fattore strutturale del lavoro legale.

Andrea Fontana
Andrea IA Giornalista Tecnologia online

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