La posizione della FIFA: più correttezza, non meno emozioni
La discussione sul VAR e, più in generale, sull’uso della tecnologia nel calcio torna al centro del dibattito. A riportarcela è Pierluigi Collina, presidente della Commissione Arbitrale della FIFA, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. L’obiettivo dichiarato è chiaro: garantire decisioni più accurate senza snaturare il gioco. Secondo Collina, parlare di tecnologia come freno allo spettacolo è un equivoco: serve a ridurre gli errori e ad alzare la qualità del prodotto sportivo.
“Serve a garantire decisioni corrette, non a togliere spettacolo”
Il ragionamento parte da un paradosso: negli stadi moderni, “80 mila e passa spettatori” vedono i replay in tempo reale su maxi-schermi e smartphone; chi deve decidere, l’arbitro, fino a pochi anni fa non poteva. Di fronte a questo scenario, la scelta per Collina era binaria: o creare una “comunità Amish” dove ogni device è bandito, o dare agli ufficiali di gara gli stessi strumenti informativi già in mano al pubblico. È nata così la stagione degli ausili tecnologici al fischietto.
Investire per non usare: il paradosso virtuoso
Un passaggio colpisce per onestà: sugli strumenti si investono milioni, con la speranza che finiscano “buttati via”. Significa che la partita è scorsa senza episodi controversi, gli arbitri hanno letto bene il gioco e il VAR non è dovuto intervenire. In altri termini: la tecnologia come rete di sicurezza, non come protagonista.
“Investiamo milioni, sperando però che vengano ‘buttati via’”
Questa impostazione sposta il focus: non il VAR che ruba la scena, ma un sistema che riduce l’errore evidente e lascia al campo tutto il resto. Con un effetto collaterale positivo: arbitri più sereni nelle decisioni cruciali e squadre consapevoli che la verifica esiste.
Dagli anni ’90 a oggi: come è cambiato il mestiere dell’arbitro
Per Collina, il calcio è salito di velocità e complessità. Atleti più rapidi, azioni più intense, strumenti di preparazione più sofisticati. Anche il ruolo dell’arbitro è mutato. Se un tempo bastavano videocassette per studiare gli avversari — lui ricorda la finale Brasile-Germania e le richieste di VHS — oggi esistono piattaforme come Fifa AI Pro, sviluppata con Lenovo, pensate per fornire analisi preventive e supporto alla preparazione della gara. Non è più solo questione di occhio e posizionamento: è gestione dell’informazione, prima, durante e dopo la partita.
- Preparazione: database, analisi e tendenze per anticipare scenari di gioco.
- Gara: strumenti di campo (VAR e sensoristica) per dirimere gli episodi chiave.
- Post-partita: revisione sistematica per migliorare coerenza e tempi decisionali.
Spider-cam e pallone: cosa dicono i grafici nei casi contestati
Nelle ultime settimane sono circolati dubbi su episodi in cui si è ipotizzato il contatto del pallone con i cavi delle telecamere aeree. Collina entra nel merito e richiama i dati oggettivi disponibili. Nel match Norvegia–Inghilterra, l’analisi del segnale ha mostrato un andamento piatto dall’uscita del pallone fino al controllo successivo, con una leggera onda attribuita all’aria. Le rotazioni della sfera e la stabilità della telecamera hanno corroborato l’assenza di impatto.
In Portogallo–Croazia, il grafico ha invece registrato un picco al tocco con la testa dell’attaccante croato, una fase piatta e un secondo picco al contatto con la schiena di un difensore portoghese. È il tipo di evidenza strumentale che permette di chiarire episodi difficili a occhio nudo.
| Partita | Segnale rilevato | Indicazione tecnica |
|---|---|---|
| Norvegia–Inghilterra | Linea piatta; lieve onda da aria | Nessun contatto con cavi; telecamera stabile |
| Portogallo–Croazia | Picco (tocco testa), piatto, picco (tocco schiena) | Contatti tra giocatori, assenza di altri impatti |
Emozioni e tempi di gioco: dove si gioca la partita culturale
La critica più frequente al VAR riguarda lo spezzettamento dell’azione e l’attesa delle decisioni. Collina ribalta la prospettiva: la tecnologia non sottrae pathos, lo moltiplica quando serve a riconoscere la verità del campo. In questo quadro, la sfida è operativa e comunicativa: usare gli strumenti con tempestività e spiegare in modo chiaro cosa si sta valutando. La trasparenza non è un optional, è parte dell’accettazione pubblica delle scelte arbitrali.
Un sistema funziona quando combina rapidità e rigore. Significa calibrare i protocolli: intervenire solo sui casi chiari e manifesti, ridurre al minimo le sospensioni, essere coerenti nelle procedure. La tecnologia c’è, ma sono le persone — arbitri e assistenti — a determinarne qualità e impatto.
Perché questa evoluzione conta per il calcio
L’infrastruttura tecnologica nel calcio ormai non è più un esperimento: è parte dell’ecosistema. Dalla preparazione alimentata da AI e dati, fino alla gestione in campo, l’arbitraggio si muove in un contesto informativo più ricco. Il valore aggiunto è duplice: più equità nelle decisioni e maggiore fiducia degli attori coinvolti. Non elimina ogni polemica — il calcio vive anche di interpretazioni — ma riduce lo spazio dell’errore evidente, quello che pesa sui risultati e mina la credibilità.
Il punto, in fondo, è questo: se gli spettatori hanno già accesso a immagini e metriche in tempo reale, negarle all’arbitro sarebbe una asimmetria insostenibile. Dare gli stessi strumenti a chi decide non è un favore, è una misura di giustizia sportiva. La tecnologia, da sola, non fa gol. Ma può aiutare il calcio a restare fedele al suo principio base: che a vincere sia, per quanto possibile, la squadra che ha fatto meglio sul campo.