Progetto al palo dal 2018, nuova spinta politica per sbloccarlo
Resta in stand by il progetto della Casa della salute della donna e del bambino a Mantova, disegnato nel 2018 dal gruppo operativo Oms Europa insieme ad Asst Mantova e Ats Val Padana. Dopo anni nei cassetti di Regione Lombardia, il tema torna all’ordine del giorno grazie all’iniziativa del consigliere regionale Marco Carra (Pd), che ha depositato un Ordine del giorno e un emendamento all’assestamento di bilancio per stanziare 2,1 milioni di euro.
Il disegno originario prevede la creazione, all’interno degli spazi dell’ospedale Carlo Poma, di due centri integrati: un’area nascita gestita da ostetriche per gravidanze fisiologiche e un secondo polo che offra servizi per la donna in gravidanza e nei primi mille giorni del bambino, con percorsi per la genitorialità che includano anche i padri. Nelle attività entrerebbero in rete medici di medicina generale, pediatri e specialisti.
L’eredità di un progetto condiviso
L’iniziativa fu fortemente voluta e coordinata da Maria Barletta – ostetrica, consigliera comunale e assessora – scomparsa lo scorso anno. In questi anni, il progetto ha raccolto il sostegno di numerosi professionisti, Ordini, università e istituzioni. Tra i sostenitori è citato anche il consigliere provinciale Enrico Grazioli, che conosceva bene Barletta e ha appoggiato la proposta.
«Il progetto risponde a un bisogno crescente di umanizzazione e personalizzazione dell’assistenza alla nascita. La realizzazione della casa della salute rappresenta un’opportunità per rafforzare la rete territoriale dei servizi materno - infantili [...] Auspico un impegno della giunta a finanziare l’iniziativa e che si trovino le risorse nel bilancio 2026»
Così il consigliere Marco Carra motiva la richiesta di inserire la misura nel quadro finanziario regionale, legandola all’assestamento in corso. Il nodo, ora, è la disponibilità effettiva delle risorse e la definizione di una tempistica per l’allestimento degli spazi al Carlo Poma.
Cosa cambierebbe per le famiglie mantovane
Il modello organizzativo disegnato a Mantova punta a concentrare in un unico luogo percorsi continui per mamme, neonati e genitori, a partire dalla nascita fino ai due anni. L’obiettivo è ridurre frammentazioni e spostamenti tra servizi, potenziando la presa in carico di prossimità e alleggerendo i passaggi ospedale-territorio. Per le donne con gravidanza fisiologica l’area nascita gestita da ostetriche rappresenterebbe un’opzione dedicata, mentre il secondo centro integrerebbe consulenze e supporti clinici e psico-educativi.
- Unico hub per gravidanza e primi mille giorni, nei locali del Carlo Poma.
- Equipe multidisciplinari: ostetriche, medici di famiglia, pediatri, specialisti.
- Percorsi di genitorialità con coinvolgimento attivo dei padri.
L’esperienza trova riscontro in altri Paesi europei, dove i midwife-led units sono diffusi. Come ricordato da una delle ideatrici, l’ostetrica Sonia Ferrarini:
«Centri nascita come quello che vorremmo realizzare sono comuni in molti Paesi europei, ma è invece innovativa l’idea di associarlo anche ad altri spazi dedicati alla donna e al bambino. Realizzare il progetto della casa della salute darebbe grande prestigio al nostro territorio»
Dati essenziali del progetto
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Avvio progettuale | 2018 |
| Luogo | Ospedale Carlo Poma (Mantova) |
| Centri previsti | 2 (nascita fisiologica; servizi per gravidanza e primi 1000 giorni) |
| Finanziamento richiesto | 2,1 milioni di euro (emendamento all’assestamento) |
| Stato | In stand by, in attesa di decisione regionale |
I prossimi passaggi in Regione Lombardia
La strada passa ora attraverso l’esame dell’Ordine del giorno e dell’emendamento presentati da Carra nell’ambito dell’assestamento di bilancio. L’eventuale via libera sbloccherebbe le risorse per l’allestimento dei due centri, avviando la fase operativa insieme ad Asst Mantova e Ats Val Padana. Senza finanziamento, il progetto rischia di restare fermo nonostante il sostegno espresso da professionisti e istituzioni locali.
Per le famiglie mantovane l’esito della discussione in Regione è decisivo: dallo stanziamento dipende la possibilità di vedere finalmente attivata una struttura pensata per umanizzare e personalizzare l’assistenza in ambito materno-infantile, con ricadute concrete sull’accessibilità dei servizi nel capoluogo e nella provincia.