La recentissima inchiesta che ha portato alla condanna del Comune di Capri per «condotta discriminatoria collettiva» solleva un nodo che riguarda l’intera provincia di Napoli: l’effettiva attuazione dei Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) e la destinazione dei fondi vincolati alle politiche sociali. Il provvedimento ottenuto dall’Associazione Luca Coscioni e dall’attivista Christian Durso ha acceso i riflettori su prassi amministrative che, secondo l’inchiesta, hanno escluso persone con fragilità dall’uso dello spazio pubblico e dalle risorse abitative disponibili.
Un obbligo disatteso da decenni
I PEBA sono obbligatori dal 1986: secondo l’articolo, in molte realtà locali restano tuttavia solo “fogli” burocratici. Mentre Capri – porto turistico e meta internazionale – incassa cifre rilevanti dal turismo, l’accessibilità degli spazi pubblici continua a essere carente. Sul territorio provinciale emerge un quadro allarmante: progetti di rigenerazione e interventi di facciata spesso non contemplano l’accesso alle strutture nemmeno quando vengono finanziati con risorse europee o del PNRR.
La crisi dei bilanci e il circuito dei fondi
Secondo quanto riportato, numerosi Comuni campani trasferiscono o congelano fondi vincolati per le politiche sociali al fine di coprire esigenze di cassa corrente, utilizzando procedure di pre-dissesto come giustificazione. Il risultato è che si procede con interventi estetici o parziali senza garantire l’accesso reale alle strutture, trasformando così i lavori in «scatole vuote».
- Esclusione degli spazi pubblici: la mancata eliminazione delle barriere impedisce l’accesso a servizi essenziali e alla mobilità quotidiana.
- Edilizia Residenziale Pubblica (ERP): criticità nella gestione e nelle assegnazioni di alloggi idonei.
- Rischio contenziosi: l’Europa vincola i fondi alla piena accessibilità e i tribunali riconoscono diritti esigibili.
Le conseguenze pratiche sono drammatiche: nelle graduatorie per l’ERP della provincia si registrano migliaia di famiglie in attesa, mentre le assegnazioni rimangono esigue. L’articolo segnala che sono circa 9.000 le famiglie in graduatoria e appena 12 gli alloggi assegnati in tre anni. Situazioni locali come Anacapri, con una persona disabile in attesa di un alloggio idoneo da 13 anni, o i cosiddetti “ghetti verticali” di Melito e Scampia, dove ascensori rotti rendono gli stabili inaccessibili, mostrano l’impatto quotidiano di queste lacune.
«condotta discriminatoria collettiva»
Il dato che emerge è la trasformazione dell’inaccessibilità in una forma di esclusione sistemica: per chi non riesce a salire gradini o a usare un condominio senza ascensore, l’assenza di interventi adeguati equivale a un isolamento forzato. Nel caso dell’ERP, la scarsità di consegne abitative rispetto alle domande aggrava tensioni sociali e disagio abitativo.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Famiglie in graduatoria ERP | 9.000 |
| Alloggi assegnati (ultimi 3 anni) | 12 |
| Anno di obbligatorietà dei PEBA | 1986 |
Implicazioni e prossimi passi
La vicenda pone interrogativi sulle responsabilità degli enti locali e sul controllo della destinazione delle risorse, comprese quelle europee. L’Unione Europea e la normativa nazionale rendono vincolanti criteri di accessibilità per il finanziamento degli interventi: da qui la previsione di possibili richieste di risarcimento qualora le amministrazioni non adeguino cantieri e servizi. Per i cittadini della provincia il tema è concreto: si tratta di poter accedere agli uffici pubblici, agli spazi di cura, di lavoro e all’abitazione dignitosa senza barriere che impediscano la vita quotidiana.
Il tempo delle passerelle mediatiche e degli interventi solo estetici è definito scaduto dall’inchiesta. Resta ora da vedere se i sindaci e le giunte locali attiveranno cantieri concreti per la dignità delle persone con disabilità o se si renderanno necessari procedimenti giudiziari e pesanti oneri risarcitori per gli enti locali.