Le tele che rievocano l'abside di San Giovanni Evangelista
Al Museo e Real Bosco di Capodimonte è stato allestito per la prima volta un nucleo di sei tele realizzate da Annibale e Agostino Carracci intorno al 1586 circa, conosciute come copie degli affreschi perduti del Correggio realizzati per l'abside della chiesa di San Giovanni Evangelista di Parma. Le opere appartengono alla Collezione Farnese e sono ora oggetto di una nuova presentazione al pubblico dopo il completamento di un intervento conservativo.
Il restauro, durato un anno e finanziato con fondi Art Bonus, ha riguardato in particolare il supporto tessile delle tele: gli interventi si sono resi necessari a causa di gravi problemi di conservazione, tra cui perdite di tensione, rigonfiamenti, strappi e telai ormai inadeguati. Secondo quanto comunicato dal museo, lo stato di conservazione originario era tale da compromettere la leggibilità delle immagini.
- Opere restaurate di recente: "San Giovanni Battista e angeli"; "San Giovanni Evangelista e angeli"; "San Benedetto"; "San Mauro" (dai depositi del Museo di Capodimonte).
- Opere già restaurate circa 30 anni fa: "Incoronazione della Vergine" e "Cristo in Gloria".
- Progetto di ricerca: le tele saranno ulteriormente analizzate nell'ambito di "Officina Capodimonte - Laboratorio congiunto di ricerche tecniche e scientifiche".
La qualità pittorica delle copie è stata definita una preziosa testimonianza dell'importanza dell'opera di Correggio, maestro della scuola emiliana studiato e copiato per secoli da generazioni di artisti. Per Parma, la riunione e il restauro di queste tele rappresentano un'opportunità per approfondire la memoria visiva dell'apparato decorativo perduto della chiesa di San Giovanni Evangelista.
Conseguenze per Parma e per la ricerca sul Correggio
Il materiale conservato a Capodimonte consente di confrontare modalità esecutive e soluzioni iconografiche relative a un ciclo che in origine si trovava a Parma e che, nelle sue tracce rimaste, ha continuato a influenzare la pittura locale. Le diagnosi diagnostiche svolte in fase di restauro hanno già fornito elementi utili per ricostruire aspetti della tecnica esecutiva delle tele: questi dati saranno approfonditi nel laboratorio congiunto previsto dal museo.
Per gli studiosi e per i cittadini parmigiani interessati al patrimonio locale, la mostra di Capodimonte è dunque un richiamo alla conservazione e allo studio di un complesso storico-artistico di cui restano tracce a Parma e testimonianze indirette altrove. L'allestimento al museo napoletano si inserisce nel programma espositivo della Reggia, diretta da Eike Schmidt, che ha recentemente aperto anche nuove sale dedicate alle porcellane e mantiene sale climatizzate per la conservazione delle opere. Il Real Bosco che circonda la Reggia conta 134 ettari e il nuovo percorso espositivo al primo piano include sedici nuove sale dedicate alle iconiche porcellane.
| Opera | Stato conservazione |
|---|---|
| San Giovanni Battista e angeli | Restaurata (intervento recente) |
| San Giovanni Evangelista e angeli | Restaurata (intervento recente) |
| San Benedetto | Restaurata (intervento recente) |
| San Mauro | Restaurata (intervento recente) |
| Incoronazione della Vergine | Restaurata (circa 30 anni fa) |
| Cristo in Gloria | Restaurata (circa 30 anni fa) |
Il recupero materiale e la messa a disposizione per studi scientifici sono un esempio di come interventi finanziati con strumenti come l'Art Bonus possano favorire la tutela del patrimonio con ricadute di ricerca e fruizione. Per Parma resta centrale il nodo della memoria dell'apparato decorativo perduto nella chiesa di San Giovanni Evangelista: le copie dei Carracci, oggi restaurate, contribuiscono a tenere viva quella memoria e offrono nuove fonti per ricostruire, anche attraverso analisi tecniche, aspetti della pittura di Correggio che altrimenti sarebbero irrimediabilmente scomparsi.
Il nuovo allestimento a Capodimonte costituisce infine un invito al confronto tra istituzioni museali e comunità di studi: per la città di Parma si tratta di una opportunità per rinnovare l'attenzione critica verso un patrimonio che, pur non più presente nell'originale, continua a essere centrale nella storia artistica locale.