Un proposito intergovernativo che guarda al porto e ai Balcani
Durante una missione di lavoro a Belgrado, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha posto nuovamente sul tavolo l'ipotesi di istituire un corridoio ferroviario diretto tra Trieste e Belgrado. Il progetto è stato inserito nel piano di sviluppo serbo sino al 2035 e contempla interventi che riguardano sia il trasporto merci sia quello passeggeri, con possibile prevalenza di lavori e progettazioni di natura tecnica affidate a competenze italiane.
Secondo quanto riferito dagli incontri, l'iniziativa prevede il coinvolgimento di Italia, Slovenia, Croazia e Serbia, con l'obiettivo di collegare il porto giuliano ai mercati dell'entroterra balcanico attraverso una linea ferroviaria potenziata. Nel corso delle consultazioni a Belgrado il ministro ha incontrato le titolari dei dicasteri serbi competenti per l'economia e le infrastrutture.
Criticità tecniche e opportunità per Trieste
Nel corso delle conversazioni è stato messo in evidenza che l'operazione non è semplice, anche per le differenti condizioni infrastrutturali lungo il tracciato proposto. Un esempio citato è la presenza, in alcuni tratti della rete croata, di decine di chilometri a binario unico, un limite che richiederebbe interventi rilevanti per aumentare la capacità. Al tempo stesso si sottolinea che alcune tratte interne alla Serbia sono già moderne ed efficaci per il traffico merci.
“È una delle priorità che tutti i colleghi ministri mi hanno messo sul tavolo. La complessità è che riguarda quattro Paesi. Però mi sono proposto come Italia di usare alcune occasioni internazionali per essere capofila, per la progettazione ... ma anche come corridoio merci. Deve superare alcune criticità, come ad esempio in Croazia, dove ci sono decine di chilometri a binario unico. Però collegare direttamente Trieste con Belgrado, passando per Croazia e Slovenia, serve non solo il porto di Trieste, ma gli interi Balcani occidentali: un cambio epocale”
La proposta, se portata avanti, interesserebbe direttamente il porto di Trieste e gli operatori logistici locali, potenzialmente incrementando i volumi di merci in transito e consolidando la posizione del porto come snodo verso i Balcani occidentali. Al contempo, richiederà coordinamento multilaterale, risorse per interventi infrastrutturali e tempi di pianificazione e realizzazione che, per la portata dell'opera, si estenderebbero su anni.
Prossimi passi e ricadute locali
Il progetto sarà oggetto di ulteriori confronti anche a livello regionale, con la Regione Friuli Venezia Giulia chiamata a pronunciarsi e a collaborare con lo Stato e i partner esteri. È indicato che il Politecnico di Milano avesse già elaborato studi a riguardo, elemento che potrebbe favorire una fase di progettazione italiana.
- Coinvolgimento multilaterale: il corridoio interessa quattro Paesi e richiede intese tecniche e finanziarie.
- Impatto sul porto: un collegamento diretto potrebbe aumentare i traffici e la competitività del porto di Trieste verso i Balcani.
- Interventi infrastrutturali: in particolare alcuni tratti dovranno essere raddoppiati o ammodernati, con investimenti significativi.
| Elemento | Situazione indicata |
|---|---|
| Paesi coinvolti | Italia, Slovenia, Croazia, Serbia |
| Orizzonte di piano | Inserito nel piano serbo fino al 2035 |
| Criticità | Tratti a binario unico (Croazia) |
Per gli operatori portuali, le imprese di trasporto e le istituzioni locali di Trieste la proposta apre scenari di rilancio commerciale ma impone anche la necessità di seguire con attenzione l'evoluzione delle intese internazionali e le fasi di progettazione, per valutare tempistiche, finanziamenti e ricadute concrete sul territorio.