La scuola al centro della protezione dei minori che arrivano in Italia
L'arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, ha richiamato l'attenzione sul ruolo cruciale della scuola nella tutela dei minori migranti in occasione della 112esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Nel suo intervento, Perego ha sottolineato l'urgenza di un tutore assegnato fin dal primo approdo, di percorsi di accompagnamento in contesto familiare e di istituzioni scolastiche dotate delle professionalità necessarie per rispondere a bisogni complessi.
Il richiamo prende avvio dal messaggio di Papa Leone XIV, che mette al centro il principio dell'accoglienza verso i più piccoli: “Anche uno solo di questi bambini”, riprendendo il Vangelo di Matteo. Per Perego, la frase indica la responsabilità collettiva verso chi arriva in condizioni di particolare fragilità.
“I minori sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori”, ricorda Perego citando il messaggio del Pontefice.
I numeri citati nell'intervento mettono in luce l'entità del fenomeno: nel 2026 i minori profughi o rifugiati nel mondo sono stimati in circa 45-46 milioni, contro i 33 milioni di dieci anni fa; oltre 300mila bambini nascerebbero ogni anno lontano dal paese d'origine; in Europa, nel 2025, sarebbero arrivati via terra o via mare all'incirca 35mila minori. In Italia, tra minori arrivati dall'estero e figli di genitori stranieri si supererebbe la soglia di 1.100.000 minori, mentre i minori stranieri non accompagnati sarebbero circa 17.000, di cui 3.000 arrivati nei primi sei mesi del 2026.
| Dato | Valore riportato |
|---|---|
| Minori rifugiati/profughi nel mondo (2026) | 45-46 milioni |
| Dieci anni prima | 33 milioni |
| Bambini nati lontano dal paese d'origine (annuo) | 300.000+ |
| Minori arrivati in Europa (2025) | ~35.000 |
| Minori in Italia (totale stimato) | 1.100.000+ |
| Minori stranieri non accompagnati in Italia | ~17.000 (3.000 nei primi 6 mesi del 2026) |
Secondo Perego, molte delle criticità emergono dopo l'arrivo: non sempre viene garantito il tutore previsto dalla normativa né subito un percorso di accompagnamento in un contesto familiare. Al contrario, gli operatori trovano spesso i minori collocati in grandi strutture e scuole prive delle figure professionali necessarie ad affrontare traumi, fragilità linguistiche e bisogni educativi specifici.
Conseguenze per le scuole e per le famiglie
La segnalazione ha ricadute concrete per il sistema scolastico. Per rispondere ai bisogni dei minori migranti servono:
- personale formato (insegnanti di sostegno, mediatori culturali, psicologi scolastici);
- percorsi di inserimento linguistico e sociale personalizzati;
- coordinamento fra servizi territoriali, tribunali per i minori e istituzioni scolastiche per l'assegnazione tempestiva del tutore;
- misure che favoriscano l'accoglienza in contesti familiari piuttosto che il ricorso esclusivo a grandi centri.
Per genitori e studenti la richiesta dell'arcivescovo significa maggiore attenzione alla qualità dell'integrazione nelle aule: non solo l'iscrizione, ma percorsi che riconoscano le storie personali e promuovano la continuità educativa. Le autorità locali e nazionali sono chiamate a verificare come le normative esistenti vengono applicate e se le risorse e le figure professionali previste siano effettivamente disponibili.
Il messaggio invita a considerare la scuola come elemento primario di tutela, non solo di istruzione. Garantire un tutore tempestivo e un progetto di accompagnamento significa intervenire sulle vulnerabilità che seguono la migrazione e ridurre il rischio di sfruttamento, isolamento e perdita di opportunità formative.
Resta centrale la sfida di tradurre gli impegni normativi in pratiche operative nelle scuole e nei servizi territoriali, così che il diritto all'educazione non resti «sulla carta», ma diventi esperienza concreta per i minori che arrivano in Italia.