Decisione della Regione e richiesta di azioni durature
La Regione Veneto ha autorizzato il regime di gestione del cinghiale in provincia di Verona anche per la stagione venatoria 2026-2027, includendo operazioni di prelievo nelle aree del Monte Baldo e della Lessinia. Il provvedimento interessa un vasto territorio agro-silvo-pastorale, stimato in circa 17.500 ettari, e affianca alle attività di prelievo le iniziative di controllo e monitoraggio della popolazione selvaggia.
La misura è stata accolta con favore da Coldiretti Verona, che evidenzia come il contenimento dei cinghiali sia necessario per tutelare aziende agricole, vigneti, seminativi e prati, spesso esposti a danni rapidi e rilevanti durante l'anno. Pur apprezzando l'intervento regionale, l'associazione sollecita però che la risposta non resti episodica.
“Chi lavora la terra non può essere lasciato solo ad affrontare danni che possono compromettere in poche ore il lavoro e gli investimenti di un'intera stagione”.
La dichiarazione riportata da Coldiretti Verona sottolinea la necessità di una strategia continuativa che vada oltre la logica dell'emergenza, con strumenti efficaci e programmazione per dare risposte tempestive alle imprese agricole, tutelando al contempo l'equilibrio degli ecosistemi montani e rurali veronesi.
Impatto locale e priorità operative
Per gli agricoltori del territorio il problema non è solo la presenza degli animali, ma i danni economici immediati: coltivazioni danneggiate in fase di maturazione, vigneti compromessi e superfici foraggere rovinate in poche ore possono tradursi in perdite significative per l'annata produttiva. Di conseguenza Coldiretti chiede che le attività autorizzate siano accompagnate da:
- piani di monitoraggio costanti della popolazione di cinghiali;
- interventi coordinati tra Regione, enti locali e associazioni agricole;
- misure di prevenzione e risarcimento rapido per le aziende danneggiate.
Dal punto di vista operativo, la presenza di un'area vasta come quella segnalata richiederà un coordinamento preciso per evitare sovrapposizioni tra gestione venatoria e azioni di controllo finalizzate alla tutela degli interessi agricoli e alla sicurezza pubblica.
Perché la questione resta sensibile
La crescita delle popolazioni di fauna selvatica in ambiente montano e rurale è un fenomeno che riguarda non solo le perdite economiche, ma anche la sicurezza sulle reti stradali e l'equilibrio degli habitat. Coldiretti interpreta il provvedimento regionale come un passo importante ma non conclusivo: la richiesta è di una programmazione che permetta di passare dalla gestione emergenziale a una politica di controllo sostenibile e ripetibile nel tempo.
Dati principali
| Voce | Valore |
|---|---|
| Area interessata | circa 17.500 ettari |
| Aree principali | Monte Baldo, Lessinia |
| Stagione | Venatoria 2026-2027 |
Per le imprese agricole veronesi resta ora l'attesa di vedere come verranno declinate sul territorio le misure di controllo e quale sarà l'effettiva capacità di fornire risposte rapide ai danni già subiti. L'appello di Coldiretti è chiaro: oltre all'intervento puntuale serve un piano strutturato che metta al centro la tutela delle produzioni e la convivenza con gli habitat montani.